De Sardiniae circumnavigatione

Soffia a circa venti nodi il maestrale che spinge Piazza Grande in modo deciso quando le rocce levigate di Capo Testa sfilano alla mia dritta. Orzo leggermente e dirigo la prua verso l’isola di Cavallo, per attraversare perpendicolarmente le Bocche di Bonifacio e concludere così la circumnavigazione in senso orario della Sardegna, completata nel termine delle cinque settimane previste. C’è ovviamente onda da ovest, che però esalta più che infastidire; sono le condizioni ideali per una veleggiata spumeggiante.

Non sempre, durante questa rotta, il vento e il mare mi sono stati favorevoli, anzi spesso mi sono trovato a percorrere lunghi tratti bordeggiando controvento oppure a motore. Solo una volta, nel golfo di Oristano, una forte maestralata mi ha costretto ad una sosta di tre giorni. divisa fra porto e rada (un meraviglioso ancoraggio di fronte alle rovine fenicie di Tharros). Tutto era comunque stato annunciato con largo anticipo, quindi nessun problema o difficoltà, se non l’impossibilità di fermarsi nel bel tratto di costa precedente, quello che va da Portoscuso a Capo Frasca, interamente esposto ai venti dei quadranti occidentali.

Forse è stata una delle poche volte in cui i siti meteo hanno indovinato la previsione: ne consulto quotidianamente diversi e ognuno dice la sua. Raramente concordano e molto spesso nessuno ci azzecca. Sarà per il riscaldamento globale, sarà per il caldo torrido di questa estate, ma programmare la navigazione giornaliera è stato spesso un terno a lotto: nel dubbio, sempre alla ricerca di un ridosso sicuro da tutti i quadranti, cosa ovviamente impossibile nella maggioranza dei casi. Settecento miglia percorse nell’incertezza. Beh, non sempre, ma spesso.

È stata una bellissima esperienza, durante la quale ho rivisto posti che avevo frequentato da terrestre molti anni fa, girando l’isola in auto e con il gommone al traino per fare pesca subacquea, e ritrovandoli quasi sempre come li avevo lasciati. Tra le poche differenze che mi sono saltate agli occhi, le molte spiagge attrezzate, un fenomeno che una volta in Sardegna era piuttosto raro. Inutile dire che in un’isola che deve molto del suo fascino all’essere selvaggia, il lido con gli ombrelloni tutti uguali e musica banalissima, sparata a tutto volume alle dieci del mattino, svilisce inevitabilmente l’ambiente. A Villasimius è stato così, ma anche altrove l’atmosfera che ho percepito è stata quella del parco divertimenti estivo. Ognuno fa le vacanze come vuole; a me, però, queste cose fanno fuggire a gambe levate.

Molti mi avevano messo in guardia dicendo che, abituato alla solitudine dell’Egeo e del Mar Nero, mi sarei trovato malissimo. Invece devo dire che a parte il tratto di costa che va da Capo Testa a Cala Brandinchi, più alcune altre piccole aree come Stintino o le calette del Golfo di Orosei, ho sempre trovato ancoraggi tranquilli e poco frequentati. Un paio di nomi: Capo Comino, sulla costa est, e Cala Piombo su quella meridionale. Quest’ultima è zona militare e la navigazione è tollerata solo in estate.

Ovviamente lungo la costa nordorientale la situazione è ben diversa, tanto che lo stato del mare è perennemente “Forza yacht“, determinato cioè dall’incessante via vai delle grandi barche a motore (che poi, dove andranno con tutta quella fretta?), le quali provocano ripide onde incrociate che disturbano l’ancoraggio. Per fortuna verso sera rientrano puntualmente in porto e tutto torna placido.

In sostanza, nauticamente parlando, un po’ tutta la Sardegna non è poi così affollata come potrebbe, fatta esclusione per le settimane tra la metà di luglio e il venti di agosto all’incirca. Una pacchia per chi la ama e ha la possibilità di visitarla al di fuori di quel periodo, anche perché i prezzi degli ormeggi subiscono una salita verticale durante l’alta stagione. Il turismo di massa è spesso invasivo, poco rispettoso e degradante, e la Sardegna ha saputo tenere alto il livello dei suo ospiti. Penso però che una stagione turistica più lunga porterebbe ricadute positive sull’occupazione. La Grecia è piena di diportisti nordeuropei da maggio a ottobre; forse, incentivandoli in qualche modo, alcuni di essi potrebbero dirottare da queste parti la loro navigazione.

E comunque di pesce in Sardegna ne è rimasto davvero poco (anche se certamente più che nei mari greci), forse tanto varrebbe imporre il blocco totale della pesca per un paio d’anni, nella speranza che gli stock ittici si riformino e magari ritorni anche remunerativa la pesca professionale. Quella hobbystica, per quanto mi riguarda, quest’anno è andata piuttosto male sia con la traina che con il fucile, anche se un paio di volte solo per colpa mia: ho sbagliato mira salvando involontariamente la vita a due belle cernie.

La cosa che un po’ mi spaventava della Sardegna è il costo dei porti. Per quanto non senta affatto il bisogno di mettere le cime in banchina tutte le sere, ogni tanto bisogna farlo: vuoi per fare rifornimento d’acqua, vuoi per fare cambusa, vuoi per imbarcare o sbarcare qualcuno. Con un po’ di attenzione sono riuscito sempre a pagare cifre accettabili, nell’ordine dei trenta/quaranta euro. La sosta più cara è stata a Marina Piccola a Cagliari, dove ne hanno voluti sessanta. Ovviamente tra Palau e Tavolara i prezzi sono molto più elevati, come pure a Villasimius e a Marina di Capitana: ma lo sapevo e ho evitato accuratamente di fermarmi. La sorpresa positiva è stata invece Stintino, dove mi aspettavo un salasso e invece ho pagato trentasette euro. Voci di banchina mi hanno riferito che a Porto Cervo si sta sui trecentocinquanta a notte, ma a me che mi frega di Porto Cervo? Mai stato tipo da Costa Smeralda, anzi sono decisamente agli antipodi di quella fauna umana, di quel modo di vivere il mare.

Tornare in Sardegna dopo anni di Grecia ha avuto anche un altro interessantissimo risvolto: la gastronomia. Adoro i greci e la Grecia ma la loro cucina si riduce a cinque o sei piatti, sempre quelli in qualunque località o isola, e alla fine vengono inevitabilmente a noia. Si aggiunga anche che, nonostante sia una terra di pastori e allevatori di bestiame, la loro produzione di formaggi e salumi è piuttosto limitata (feta ovunque) e di qualità scadente, i salumi soprattutto sono davvero di scarsa qualità. In Sardegna, invece, la produzione di entrambi è variegata e di ben altro livello e io ne ho approfittato ogni volta che ho potuto, accompagnando il tutto con pane carasau (anzi, guttiau) e annaffiando con l’ottimo Cannonau, reperibile ovunque a prezzi ragionvoli. Va da se che a bordo o a terra non sono mancate le serate a base di porceddu o piatti di mare. Gli equipaggi che si sono alternati in queste settimane hanno sempre gradito e nessuno si è mai lamentato di ciò che è stato messo in tavola o nel bicchiere.

Il pozzetto di Piazza Grande è stato quest’anno parecchio conviviale. Molti gli ospiti a bordo: vecchi e nuovi amici, neofiti ed esperti, marinai e vacanzieri, che hanno portato il loro sorriso e la loro simpatia. Alcuni hanno portato anche da bere, per cui l’allegria non è mai mancata. Tanti anche gli incontri in banchina: molte conoscenze virtuali, persone con cui sono in contatto da anni per via telematica, sono diventati un volto reale. Ne ho trovati un po’ dappertutto, dividendo con tutti un caffè, una birra, una chiacchiera o una serata. Situazioni che fanno rivedere certi giudizi negativi su Facebook e i consessi virtuali.

Il maestrale ha preso a soffiare più forte. Mi ridosso dietro l’Isola Piana, cerco una chiazza di sabbia e calo l’ancora. Trovo anche qui una barca di amici, e con una birra ghiacciata festeggiamo l’incontro. Io festeggio anche la fine del periplo della Sardegna. La circumnavigazione della Corsica mi attende.

PS Sul numero di luglio di SVN – Solo Vela è stato pubblicato un articolo da me scritto su Gibilterra e la navigazione atlantica fino a Lisbona. Chi volesse leggerlo lo trova qui: http://magazines.solovela.net/svn-36/59175365 a pagina 93.

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