Armi, acciaio e malattie – Jared Diamond

Un interessante saggio divulgativo che tenta di spiegare perché alcune civiltà si sono affermate prima, meglio, e a discapito di altre. Come recita il sottotitolo, la storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, letta in chiave socio-antropologica.

Liquidata come sciocca qualsiasi motivazione di carattere razziale basata sulla superiorità genetica di alcune popolazioni, l’autore, un biologo e antropologo americano, espone in modo chiaro e documentato le ragioni che hanno permesso all’uomo di evolversi, passando dalla condizione nomade di cacciatore-raccoglitore a quella stanziale di agricoltore-allevatore e poi successivamente di sviluppare conoscenze in campo metallurgico, scientifico, militare e culturale.

Ma soprattutto, perché in alcune aree del pianeta questo è avvenuto migliaia di anni fa mentre in altre solo da pochi decenni fa e unicamente in seguito al contatto con gli europei. In estrema sintesi, viene fatto risalire tutto alle condizioni geofisiche dei luoghi, alla disponibilità di risorse, la cui mancanza ha spesso stimolato gli individui, e soprattutto alla possibilità di interscambio con i vicini, cosa preclusa a molti popoli per questioni fisiche (orografiche o marine).

Quello che è certo, è che noi abitanti della terra siamo tutti mescolati fra noi, fin dalla preistoria, molto più di quanto certe teorie razziste sulla purezza del sangue vorrebbero far credere.
Forse eccessivamente lungo per un testo divulgativo, ma decisamente da leggere.

L’era del singolo – Francesca Rigotti

Il concetto di individuo presenta una discreta ambivalenza: da un lato, quando si è affermato ha implicitamente dato il suo impulso alla determinazione dei diritti dell’essere umano in quanto tale. Sembra scontato, oggi, ma quello della responsabilità penale individuale è un principio giuridico relativamente recente: si pensi alle legislazioni su base etnica o religiosa che si sono avute nel corso della Storia e che imputavano le colpe collettivamente.

Dall’altro lato, negli ultimi decenni tale concetto si è esasperato al punto da smarcare, secondo l’autrice, l’essere umano dal consesso sociale in cui è inserito, creando di fatto una società, più che di individui, di monadi che operano ciascuno per il proprio fine e non organicamente tutti insieme.

Difficile darle torto: sia leggendo questo libro che semplicemente guardando le trasformazioni avvenute nella società e nel nostro modo di vivere. L’individuo è esaltato per la sua unicità e ritenuto meritevole (dal marketing, in primis) di qualcosa di speciale, creato esclusivamente per lui: si pensi al personal trainer, al private banking, alle diete personalizzate, ecc. Nulla viene più pensato e organizzato in modo collettivo.

Sicuramente Internet ha dato una grossa mano al processo nel momento in cui ha inserito l’individuo in una rete relazionale in cui ciascuno di noi rappresenta il centro, il fulcro unico centrale da cui tutto il resto arriva o si dipana. E quest’esaltazione dell’individuo si è affermata un po’ ovunque, politica compresa dove ai partiti si sono sostituiti i personalismi di grandi e piccoli leader le cui organizzazioni si chiamano spesso con il loro stesso nome, riportato anche sul simbolo.

Ormai siamo convinti che tutto ciò che ci riguarda sia nelle nostre mani, che siamo gli artefici unici del nostro destino, che se ci impegniamo come si deve la vita ci darà quello che certamente meritiamo. L’altra faccia della medaglia è la frustrazione doppia in caso di insuccesso: al dolore del fallimento si aggiunge il senso di colpa di non sentirsi all’altezza.

Non è lavoro, è sfruttamento – Marta Fana

I mutamenti profondi nel mondo del lavoro avvenuti negli ultimi venti anni, qui descritti in tutta la loro crudezza.
I meccanismi perversi della gig economy, che delegano a un inesorabile algoritmo decisioni cruciali che riguardano la vita delle persone.

La legalizzazione del lavoro gratuito (stage, tirocini, alternanza scuola/lavoro) in cambio di promesse incerte e mai mantenute.
La truffa della meritocrazia che mette in concorrenza masse di disperati in una tragica asta al ribasso.
L’eterno precariato che rende impossibile progettarsi la vita.
Lavori interinali presso la pubblica amministrazione a 3 euro l’ora grazie alle scatole cinesi di cooperative e subappalti.

Gli stessi temi sono stati trattati nel bel film di Pif recentemente uscito, E noi come stronzi restammo a guardare. Questioni di cui si parla poco e marginalmente, eppure sono cose che riguardano tutti noi: direttamente; in seconda battuta per chi ha figli; in terza per tutti, perché portano con sé un impoverimento terribile della società.

Malgrado alcuni aspetti un po’ troppo ideologizzati e che non mi hanno trovato d’accordo nelle conclusioni “politiche”, il libro ha l’indiscusso pregio di spiegare in modo chiarissimo il mercato del lavoro di oggi, e c’è da restare allibiti.
Oltre un certo limite, la flessibilità è negazione totale dei diritti del lavoratore; sfruttamento, appunto.

L’ancoraggio in rada – Alessandro Borgia

Ecco un libro che tutti dovrebbero avere a bordo, indipendentemente dal livello di abilità marinara.
È didattico, storico, reminescente, interessante, curioso, utile, esaustivo.
Trecento pagine in cui viene eviscerato tutto lo scibile umano in fatto di ormeggi e ancoraggi.
Ci sono anche un sacco di foto e disegni descritti, fatto con precisione e chiarezza eccellenti, visto che l’autore è un architetto, quindi ha un’ottima mano.
Siccome è stato un grandissimo successo, ne è stata fatta una seconda edizione, riveduta e ampliata.
Last but not least, andrebbe letto perché c’è una bellissima prefazione scritta da me!

La sindrome degli antenati – Anne Anceline Schützenberger

Un libro interessante che spiega come traumi e nevrosi possano trasmettersi inconsapevolmente di generazione in generazione e “contagiare”, anche a distanza di decenni o addirittura secoli.
Se si tratti di una questione educativo-comportamentale o neuronale non è del tutto chiaro neppure all’autrice, una famosa psicoterapeuta francese morta centenaria un paio di anni fa.
Al concetto di inconscio collettivo già formulato da Jung, la Schützenberger affianca quello di inconscio familiare, che sostiene condurre al ripetersi ciclico di meccanismi psicodinamici in ambito genealogico.
Gli esempi riportati sono moltissimi e destano certamente curiosità. Molti anche gli spunti per capire meglio se stessi, che non guasta mai.

Retrotopia – Zygmunt Bauman

Geniale il neologismo che dà il titolo all’opera, ovvero un passato ideale che spesso non è mai esistito.
Nei periodi di crisi economica o sociale, quando il futuro da opportunità di migliorarsi si trasforma in timore di peggiorare la propria condizione, si tende a idealizzare i tempi andati e proporli come ricetta per risolvere il presente. Ovviamente dimenticando (o, in qualche caso, fingendo di non sapere) tutto il brutto che con il passato ci siamo lasciati alle spalle.
È il meccanismo alla base del sovranismo di questi anni, che porta ad esempio a rivalutare il fascismo, minimizzandone le tragiche conseguenze e attribuendogli riforme o iniziative che non ha mai realizzato.
Come nota Baumann stesso in questo saggio, il Novecento è iniziato guardando avanti – si pensi al Futurismo – e si è chiuso guardando indietro. Se ciò sia un bene, è una domanda che fa quasi sorridere.

Non c’è fede che tenga – Cinzia Sciuto

Poche volte in vita mia ho rilevato un’adesione tanto profonda tra il mio pensiero e quello espresso in un libro.

Il laicismo quale unica via per il rispetto completo e reale dell’individuo, ma soprattutto il diritto dei singoli al di sopra delle regole dei gruppi e delle comunità di appartenenza di ciascuno. In altri termini, il patto politico-legislativo, base degli Stati sovrani, applicato realmente e senza eccezioni, soprattutto nei confronti delle associazioni religiose, la cui etica viene altrimenti posta al di sopra dei valori universali.

L’identità collettiva mostrata per quello che quasi sempre è: una patacca la cui definizione si fonda spesso sull’esaltazione di un passato mai esistito. Il multiculturalismo visto come una sorta di segregazionismo o autosegregazionismo perché imprigiona le persone all’interno dei gruppi di nascita.

L’uomo al centro di tutto. Fallace, certo, ma almeno libero di evolversi e non condannato a restare per sempre ciò che non è.

Oriente e Occidente, massa e individuo – Federico Rampini

Mi piace molto Rampini, forse per questo avevo aspettative un po’ alte su questo libro. Interessantissimo il tema, il confronto millenario fra Oriente e Occidente, dal punto di vista culturale, sociale e politico. Aspettative in parte deluse: se da un lato ci sono alcuni capitoli molto acuti per l’analisi e la visione generale della questione, dall’altra molte pagine sembrano scritte un po’ frettolosamente e offrono una panoramica tanto veloce e generale di alcuni argomenti da risultare superficiali.
Vero è pure che per approfondirli tutti ci sarebbe voluta un’enciclopedia.
Quello che emerge chiaro da questo libro è che la schiacciante superiorità economica e militare dell’Occidente è relativamente recente (alcuni secoli, e per grossa parte dovuta al saccheggio delle colonie dalla fine del Medioevo in poi) e che probabilmente siamo davvero prossimi a un riequilibrio, cui la pandemia sta forse dando un’accelerazione.

Helgoland – Carlo Rovelli

Partendo da una remota isola del Mare del Nord, l’autore racconta la storia della genesi e dell’evoluzione della teoria dei quanti in modo abbastanza semplice, almeno nei limiti concessi della enorme complessità della teoria stessa.
L’ho preso perché di meccanica quantistica ho sempre saputo meno di zero e ora, grazie a questo libro, qualcosa l’ho compresa, almeno di cosa si tratta per sommi capi (visto il mio personale punto di partenza mi ritengo soddisfatto).
Il libro è davvero ben scritto – Rovelli maneggia la lingua italiana in modo eccellente – e non è assolutamente un manuale di fisica. Piuttosto un trattato divulgativo di filosofia, a riprova di quanto le scienze umanistiche siano strettamente connesse con la fisica.
Comunque, Schrödinger il gatto nella stanza non ce l’ha mai messo veramente!

La società signorile di massa – Luca Ricolfi

Nell’accezione storica una società signorile è quella impostata su una grande maggioranza di individui che lavora con paghe basse o da fame per permettere a una piccola e facoltosa minoranza di concedersi agi e lussi, o semplicemente i consumi, senza guadagnarseli con il proprio lavoro diretto.

La tesi di questo libro è che in Italia il sistema signorile si è esteso alla maggioranza degli individui. L’idea sembra riprendere il concetto sviluppato anni fa dalla sociologia americana del terzo/due terzi (due terzi di società ricca, un terzo di società povera); che però, lavoravano entrambi.

La novità, secondo l’autore, sta nel fatto che nel nostro paese, unico tra tutte le nazioni, le posizioni di privilegio si basano sulla rendita e non sul lavoro. Un dato significativo: il numero occupati è intorno al 45% della forza lavoro, la maggior parte degli italiani, quindi, vive senza lavorare. E non in miseria, dato che sotto l’indice di povertà ci sta solo il 5%, immigrati inclusi (che costituiscono ovviamente la maggioranza di quest’ultimo gruppo).

Il libro spiega dettagliatamente la teoria, e lo fa in modo assolutamente documentato e convincente. Impossibile riassumerla in poche righe e comunque non avrebbe senso farlo qui. Fornisce inoltre un’analisi impietosa della situazione dei giovani e delle prospettive loro e dell’Italia tutta.

Dice anche tantissime altre cose molto interessanti, con l’imparzialità dello studioso. Dovrebbero leggerlo i nostri politici per capire che continuare a parlare di Nutella e rosari ci porterà, neanche troppo tardi, alla rovina. Ma possiamo scommettere che non lo faranno.

Possiamo però leggerlo noi, per capire, per non abboccare. E per tornare a parlare di politica con serietà e cognizione e non con l’enfasi cieca dei tifosi da stadio.

Chi volesse farsi un’idea, qui trova una bella intervista all’autore: https://luz.it/spns_article/intervista-luca-ricolfi-societa-signorile-massa/