Storia naturale della distruzione – Winfried Georg Sebald

"Il bisogno di dissolvere la propria individualità all'interno di una corporazione che si legittimi richiamandosi a una legge superiore fu molto sentito [...] negli anni Venti e Trenta."

La Storia, come è noto, la scrivono i vincitori. Questo libro non tenta di riscriverla ma si propone di raccontarla dal punto di vista degli sconfitti, con lo scopo dichiarato di colmare una lacuna che, come spiega l’autore, quasi nessun intellettuale tedesco per decenni si è preoccupato di colmare, per ragioni che vanno dal comprensibile desiderio di andare oltre e ricominciare a vivere, al timore di venire accusati di tardive simpatie naziste.

Nel libro si raccontano gli effetti terribili e devastanti dei bombardamenti a tappeto sulle citta della Germania, durante la seconda guerra mondiale, da parte delle forze alleate. Sebald indugia a volte in descrizioni e particolari raccapriccianti sul modo atroce in cui circa seicentomila persone hanno perso la vita: arse vive dalle bombe incendiarie, soffocate dai fumi o imprigionate dentro i rifugi da cumuli di macerie.

Nel raccontarlo, si adombra l’ipotesi che non tutte quelle bombe fossero necessarie, che non servisse radere al suolo così tanti centri abitati, anche di secondaria grandezza. Ma se molti storici concordano sul fatto che l’atomica su Hiroshima sia stata semplicemente una sorta di vendetta americana per lo smacco di Pearl Harbour, senza alcuna utilità strategica, siamo sicuri che si possa dire lo stesso dei bombardamenti alleati? Siamo sicuri che ci fossero modi più indolore di fermare la terribile macchina di morte nazista che inizialmente sembrava militarmente invincibile?

Seicentomila civili morti è un numero certamente enorme, che però andrebbe rapportato ai numeri generali di quella che è la più terribile guerra mai combattuta sulla terra: sessanta milioni di morti, dieci milioni solo nei campi di concentramento, di cui sei milioni di ebrei, uccisi cioè senza alcuno scopo bellico. Non dimentichiamo inoltre che nel periodo 1942-1945, quello di cui si parla, la Germania bombardava Londra, faceva andare a pieno regime i campi di sterminio e scatenava battaglie terribili che provocarono milioni di morti (due solo a Stalingrado).

Forse la risposta sta proprio nei numeri. In un epoca, la nostra, in cui fortunatamente alla vita umana viene dato il valore che merita, certe cifre fanno impallidire, ma basti pensare che solo nei mesi successivi allo sbarco in Normandia le forze alleate hanno perso circa centocinquantamila soldati: civili, per lo più, che avevano forzatamente indossato una divisa per combattere una guerra scatenata non da loro.

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