
"Essere saggi significa anche riconosere quando la saggezza non è praticabile."
L’idea stilistica alla base di questo bel romanzo di Alain De Botton, psicanalista svizzero, è piuttosto originale: la narrazione è continuamente intervallata da corsivi che spiegano al lettore le psicodinamiche sottese alle azioni dei protagonisti e soprattutto alla loro interazione, viziata dal proprio vissuto personale. Chi ha dimestichezza con la psicoterapia sa benissimo di cosa si tratta.
L’impianto narrativo è costruito sull’excursus tipico di molte coppie: innamoramento, matrimonio, figli, disillusione, crisi, ricongiungimento. Quello psicanalitico sul realismo che spesso manca agli individui che compongono la coppia nonché all’incapacità degli stessi di leggersi dentro e prima ancora di leggere dentro il proprio partner. Un po’ come assistere a una terapia di coppia che non siamo noi ma in cui non fatichiamo a riconoscerci e immedesimarci. È anche per questo che il libro prende e scorre rapidamente, pagina dopo pagina.
Realismo, dicevo, perché la tesi dell’autore, illustrata egregiamente in un breve filmato di animazione intitolato Come il romanticismo ha rovinato l’amore di cui consiglio davvero la visione, è che l’idea moderna di amore crei aspettative troppo elevate da soddisfare conducendo inevitabilmente alla delusione e quindi alla frustrazione. Una tesi di cui questo romanzo è quasi una case history.
Alain De Botton sembra confermare che quando gli psicanalisti prendono la penna in mano per raccontare storie di fantasia, lo fanno spesso con grande maestria: si pensi alla Trilogia dei filosofi del grandissimo Irvin Yalom, ad esempio. Del resto la letteratura ha spesso la grande capacità di mostrarci la realtà in un modo che la realtà stessa non riesce a fare.