Chi ben comincia…

Prima giornata di navigazione decisamente positiva. Svegliato alle 6, partito alle 7, un paio d’ore di motore poi una lunga veleggata col gennaker fino a una decina di miglia da Palmarola, quando ho dovuto ammainarlo perche il vento era aumentato, la barca ogni tanto straorzava e il pilota automatico faticava a tenerla in rotta. Altre due ore a vele bianche, poi ho dato fondo davanti allo Spermaturo.
In rada, siamo solo io ed un catamarano, domani punto la prua verso Ischia, dove si mangia, si beve e si fischia!

Si salpi chi può!

No dico, la peggior primavera dal 1700 doveva capitare proprio quest’anno? Una mareggiata così sulle coste laziali a fine maggio non s’era mai vista e un’altra sventolata è prevista per la settimana prossima. E’ vero che la vela è soprattutto esercizio di pazienza, come insegnava Moitessier, ma qui si esagera!

Armiamoci e partite!

Dopo l’ultima e dolorosa defezione per cause di salute, l’equipaggio di Piazza Grande per il viaggio di andata si riduce al sottoscritto. Minni futtu, come dicono a Bergamo alta, e parto lo stesso, in solitario. Prua a est, direzione Istanbul, se ci arrivo bene, se non ci arrivo mi fermo prima e va bene lo stesso. Alla prima finestra di tempo buono della prossima settimana mollo gli ormeggi.

Shopping editoriale

Da sinistra a destra:

1) Novembre alle porte, Chaim Potok
Non ha bisogno di presentazioni, preso perchè spesso mi sento coccolato leggendo Potok. Servirà per le lunghe navigazioni, o per le notti in rada.

2) Mi chiamavano montanaro, Alex Bellini
L’ho sfogliato, puzza di ghost writer, ma il tizio mi sta simpatico per la sua caparbietà e poi la sua impresa, folle ma vera, rende il viaggio che sto per compiere molto ordinario, quindi rilassante.

3) P’aca y p’alla, Francesca Carignani.
E’ il nome della barca con cui Francesca va a zonzo per l’Egeo, il libro me l’ha dato lei, m’ha pure dato un po’ di dritte per la rotta, io in cambio le insegno la differenza fra il teflon e i taglieri Ikea.

4) Il mare di Icaro, Goran Schildt.
L’autore è un architetto finlandese che dalla fine degli anni ’40 ha navigato tutte le estati in Mediterraneo con la sua barca a vela. Di lui ho letto Vent’anni di Mediterraneo, uno splendido affresco su un mondo fatto di piccoli villaggi di pescatori divenuti poi negli anni centri vacanza strangolati dal turismo. M’è piaciuto talmente tanto che questo, appena pubblicato, l’ho preso ad occhi chiusi. Aprendolo mi sono accordo che parla di una navigazione verso Istanbul, perfetto quindi per me!

Remigio Zena

Remigio Zena è un giovane torinese cresciuto a Genova che insieme ad alcuni amici parte a bordo di Sfinge, una barca a vela di 12 metri, alla volta di Istanbul. Una meta inconsueta per un diportista dell’alto Tirreno, di solito li trovi a veleggiare fra l’arcipelago toscano e la Sardegna. Non si tratta del solito charter, la barca è di proprietà di uno di loro e a bordo ci sono anche alcuni velisti professionisti. Scendono lungo la Corsica, lo Stretto di Messina, poi Zacinto, il Peloponneso, i Dardanelli ed infine la meta, Costantinopoli. Già, Costantinopoli, non Istanbul, perchè questa bella navigazione, durata circa un mese, Remigio Zena l’ha fatta nel 1875, agli albori dello yachting, come si usava chiamarlo allora, e del tourismo, pardòn, turismo, come si usa chiamarlo oggi.

Ho comprato questo libro un paio di anni fa, quando già il tarlo di navigare fino al Bosforo mi rodeva dentro; preso e messo là, tra i tanti libri in attesa di essere letti. La lettura sorprende per la freschezza, lo stile molto informale, decisamente inconsueto per l’epoca, ed è anche molto interessante anche dal punto di vista del navigante: sebbene  Zena non sia un marinaio esperto, il suo resoconto delle giornate di bonaccia o di burrasca, l’elenco delle difficoltà e dei disagi patiti, le scelte di rotta effettuate, sono valide ancora oggi, 140 anni dopo. 140 anni, impressionante! La Turchia moderna di Ataturk era di là da venire, ben dieci lustri dopo, e il pascià ottomano regnava e si sollazzava nel suo harem, protetto dai giannizzeri nel suo palazzo bianco sulle rive del lato europeo della città.

140 anni dopo Remigio Zena, che in realtà si chiamava Gaspare Invrea ed assunse questo pseudonimo per questa ed altre sue pubblicazioni, eccomi qua, con una barca di dimensioni analoghe ma sicuramente attrezzata in modo più confortevole, pronto, o quasi, a salpare per la medesima destinazione. Porterò con me questo libro, ovviamente non solo questo, sicuro che ne sfoglierò di nuovo le pagine durante le settimane di navigazione. Troverò un mondo
diverso, ma il vento che gonfierà le mie vele sara lo stesso ed il mare, ne sono certo, mi riempirà come sempre il
cuore di gioia.

Working hard

Sto workando hard, molto hard, anzi mi sto facendo proprio un work grosso così. Ma da un paio di giorni vacillo, attorniato come sono da mille difficoltà e con solo due braccia ed una testa per affrontarle. Non demordo, ci mancherebbe, ma quant’è dura perseguire tenacemente i propri sogni, senza quasi il tempo per cenare o fare una doccia, con un solo, unico, irrinunciabile obiettivo: partire.

Il motore della vela

Accarezzato da un inaspettato tepore primaverile, mentre in città partiva il solito sgrullone di mezzodì, ho terminato il tagliando al motore. Cambiati i filtri nafta e olio. Smontato e pulito a fondo il prefiltro Racor compresa sostituzione del filtro interno in carta. Cambiato l’olio motore. Cambiato l’olio al piede. Queste due operazioni hano determinato un certo inzaccheramento della sentia, poi accuratamente lavata con acqua dolce e sapone. Pulito il filtro dell’aria. Sostituita la girante. Serrate tutte le fascette (ammazza quante sono!).
Ma perchè hanno il motore se sono barche a vela?