Di nuovo a galla


E’ ancora una volta il volto amico di Davide ad accogliermi in terra siciliana dopo un breve volo da Ciampino scivolato via nel breve volgere di una scorsa ad un quotidiano. Esco dall’aeroporto, lascio il giornale in un cestino e con lui i pensieri della vita romana, sono qui per dedicarmi a Piazza Grande, la lista dei lavori è lunga e non si tratta di lavoretti di poco conto, almeno in termini di fatica fisica. In porto è tutto come da programma: è ritornata indietro la zattera revisionata, è arrivata l’antivegetativa ordinata ad Andrea, ship chandler di Licata serio e cortese, sono arrivati i pezzi di ricambio dell’invertitore e, last but not least, sono arrivati i diversi pacchi, fra cui la nuova randa, che ho affidato a Ivan e Luciano, i due amici appena giunti a Marsala con le loro rispettive barche dopo una settimana di navigazione di conserva.


Si sta formando una bella comunità di velisti alloctoni in questo porto, cosa utile perchè ci si da una mano a vicenda per sorvegliare le barche, ma soprattutto cosa piacevole perchè fa sì che in banchina non manchi mai qualcuno con cui scambiare due chiacchiere o un caffè. La sera a cena siamo una piccola combriccola per festeggiare il compleanno di Ivo, spaghetti pesce spada e melanzane, la cucina siciliana non delude mai!
 

Sull’invaso poco prima del varo

I primi 3 giorni sono dedicati all’opera viva, mi sono accordato con il gruista per varare sabato, per quel giorno tutto deve essere pronto. In effetti potrei varare venerdì, ma è venerdì santo, il pomeriggio c’è la processione della madonna e Vito, il gruista capo, mi ha detto di essere molto devoto e di non poter mancare. Vabbè, tanto di venere e di marte non si vara nè si parte! Vado di rullo su tutta la carena, raddoppiando il passaggio nei punti più soggetti alla formazione di concrezioni varie: la linea di galleggiamento, il dritto di prua, il timone, il bulbo. Quest’ultimo ha richiesto qualche attenzione in più, c’erano alcune chiazze scoperte e ho dovuto portare la ghisa a vista, passare il ferox, poi un primer epossidico… insomma, c’è di che annoiare i lettori poco tecnici, quindi mi fermo qui. Aggiungo solo che fare carena è veramente un lavoro massacrante, ho risparmiato un sacco di soldi facendolo da me, ma non è stata una passeggiata.
 
Arriva Vincenzo, il meccanico, serio, onesto e scrupoloso, con il sail drive rimesso a posto, e in un paio d’ore lo rimonta. Ne ho approfittato per sostituire la cuffia, a vederla era in condizioni eccellenti ma aveva 10 anni, dicono sia quella la sua vita massima. Certo che pagare 325 euro un pezzo di gomma stampata che ne costerà sì e no un paio… Ringrazio, si fa per dire, il signor Volvo Penta e cerco di non pensarci! Rientrando al b&b dove sono costretto a stare finche Piazza Grande è sull’invaso, incrocio la processione, c’è veramente tantissima gente, donne vestite di nero e con la veletta sulla testa, portatori di ceri, davanti alla statua della madonna due carabinieri in alta uniforme, dietro il sindaco con la fascia tricolore. Lo dico, non amo queste commistioni fra religione ed istituzioni, sono un laicista convinto, mi viene in mente il sindaco di Napoli, De Magistris, che bacia l’ampolla col sangue di san Gennaro, anche lui con la fascia tricolore indosso. A mio modo di vedere certe cose dovrebbero farle da privati cittadini, un sindaco rappresenta tutti anche chi, pur rispettandole, ritiene che certe manifestazioni attengano alla supertizione più che alla fede.
 

La processione del venerdì santo

Arriva il giorno fatidico, Piazza Grande è incastrata fra un motoscafo, il muro di cinta del porto e un palo della luce, tirarla fuori di lì significa veramente giocare con i centimetri. Posiziono qualche parabordo sulle murate lucidate faticosamente a mano, poi scendo dal trespolo e mi affido ai gruisti, fra cui un rumeno che fatica a parlare italiano ma in siciliano si esprime alla perfezione: calamula ddocu, dice ai suoi compragni di squadra. Attimi di tensione, basta un niente per fare danni seri, la mia bella barchina è sospesa sulle nostre teste, manco mi chiamassi Damocle, osservo un po’ nervoso tutta la manovra, quando si avvicina un tale che ha voglia di chiacchierare. C’è un momento per parlare ed uno per tacere, mi spiace, non nego mai una parola a nessuno in banchina, ma questo non è proprio il momento, non do quindi corda al dialogo auspicato. Ma il tipo non demorde e mentre Piazza Grande è a un metro dal molo e basterebbe un piccolo errore per sfracellarla, mi fa: ad un mio amico si sono rotte le cinghie della gru! E’ un attimo, come nei cani di Pavlov l’istinto prevale, la mia mano sinistra si porta lesta e scaramantica verso i gioielli di famiglia mentre la destra si chiude a pugno per riaprire immediatamente i soli indice e mignolo in direzione del menagramo: tiè, gli rispondo secco e deciso!

 

Riusciranno i nostri eroi…?

Non so a quale delle due mani vada ascritto il merito, ma l’operazione è condotta a termine senza danni e Piazza Grande ritrova, dopo circa 5 mesi il suo elemento naturale, il mare. Scaramanzie a parte, veramente bravi i ragazzi con la gru, a Marsala non mancano davvero ottimi professionisti. Controllo che le prese a mare non facciano acqua poi faccio un piccolo giro dentro il porto insieme a Vincenzo per provare l’invertitore ed infine mi accosto al pontile dove Ivo e Davide raccolgono gentilmente le mie cime. Piazza Grande è di nuovo al suo posto ed io con lei.
 

Che casino!

Sottocoperta è un vero casino, tutto è sottosopra, è un cantiere aperto e la polvere si è accumulata dappertutto, non mancano neppure schizzi di olio e nafta vicino al motore. Passo 3 giorni a pulire, svuotando ogni gavone e stipetto, sollevando ogni pagliolo, controllando con l’occasione la barca in ogni suo punto, anche il più nascosto. Tutto è come deve essere, averlo accertato di persona mi renderà più tranquillo in navigazione. Salta fuori qualche avanzo di cibo greco e turco, fra cui un paio di lattine di Mythos, l’ottima birra ellenica, ne approfitto per festeggiare il ritorno al mare. Eccomi qua, nel mio guscio, dove ritrovo tutto il calore e la gioia interiore che avevo lasciato a novembre al momento dell’alaggio.
 

Fresche relique

Sistemo per prime una cabina e la cucina, lascio il b&b e torno ad abitare a bordo, la notte fa ancora freddo ma un piccolo termoconvettore basta a stemperare l’ambiente. Ritrovo i gesti che mi sono consueti, quei tanti movimenti automatici necessari ad assecondare gli spazi ristretti della vita a bordo, ritrovo i miei piccoli riti quotidiani, la moka la mattina appena alzato, anche se l’avanzo di caffè turco produce una ciofeca imbevibile, comprare un pacco di caffè italiano e fresco è una priorità assoluta. Ritrovo infine una bottiglia di ouzo, il liquore greco a base di anice, me ne verso un po’, mi accarezza il palato, mi accarezza l’anima.
 
Un pomeriggio, tornando dalla spesa, vedo un ragazzo che non conosco sul pontile, proprio davanti alla mia poppa. Mentre sto per salire a bordo mi fa: Luciano? Sì, chi sei
?, gli rispondo. Un tuo lettore, mi dice, ti seguo sul blog, sono passato a conoscerti. Ecco, queste sono le sorprese che fanno piacere, Vieni a bordo, ci beviamo una birra. Chiacchieriamo di vela, tra appassionati ci si intende rapidamente.
 

Tiziana cunza in cannoli in casa.

A pasqua sono invitato a pranzo da Tiziana, una cara amica di Palermo, prendo la corriera e vado da lei. Ve l’ho già detto che i siciliani sono gente fantastica? Sì, l’ho scritto la volta scorsa e qui lo confermo. La loro ospitalità non è dovere, è scelta, la loro cortesia non è forma, è sostanza, il loro accettarti come amico è sincerità, non calcolo di convenienza. Amo i siciliani, li amo da quando da piccolo trascorrevo le vacanze estive con i miei a Messina, lì ho imparato a conoscerli ed apprezzarli, fino al punto da sentirmi sempre a casa quando sto con loro. Solo il loro modo di declinare le parole mi lascia a volte perplesso. Qualche giorno fa in porto mi hanno chiesto in prestito un prolungo, le cose le ripongono nello scatolo e, giuro che è vero, ai piedi mettono le zoccole! A Palermo faccio il bucato, mi porto un fagotto di panni sporchi e gentilmente Tiziana mi mette a disposizione la sua lavatrice. Sto molto attento al programma selezionato, l’estate scorsa, con la medesima cortesia, mi sono tornati indietro un paio di bermuda, entrati nel cestello come pantaloni lunghi.
 

La tana

Sono le 10 di sera quando, alla luce fioca dei pontili e sotto una pioggia leggera, torno a bordo. Apro il tambuccio e una sensazione meravigliosa mi investe: sento che la fatica enorme che ho fatto viene ripagata con la gioia che Piazza Grande sa darmi, sento che sono riuscito con la determinazione là dove, per un attimo, ho dubitato di riuscire, sento che tra poco lei ed io saremo pronti a salpare, andremo dove il mare ed il vento vorranno, vicino o lontano non importa, ma sarà un atto d’amore reciproco. Sorseggio l’ultimo goccio di ouzo rimasto, poi me ne vado in cuccetta, leggo qualche pagina di Bjorn Larsson, il leggero sciabordio mi concilia il sonno, l’ultimo pensiero prima di addormentarmi è che Piazza Grande è di nuovo a galla. Ed io con lei.


6 pensieri su “Di nuovo a galla

  1. Piazza Grande è pronta a lasciarsi la banchina alle spalle col suo comandante che ci regalerà momenti di allegra avventura e di dolce malinconia, senza tralasciare l'autoironia! Saprà donarci la sua personale avventura come dono della sua generosità! Buon Vento Capitano!! Buon Vento Piazza Grande! Lu

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