Da Carloforte a Minorca



Il sole splende con tutto il suo vigore estivo ed il vento dei giorni passati ha spazzato completamente il cielo rendendolo perfettamente terso la mattina che intorno alle 11 lasciamo il marina di Carloforte diretti a Minorca. Le ultime incombenze prima di mollare le cime sono le solite: il pieno d’acqua, il controllo delle previsioni meteo, l’acquisto di un po’ di verdura e di pane fresco da consumare durante la navigazione, un rapido check-up della coperta.


Restituiamo
al marina fichetto che ci ha ospitato la chiave fichetta (elettronica), passiamo in segreteria a salutare e ringraziare, siamo stati veramente bene, quando si dice qualità e cortesia. Secondo le previsioni dovremmo avere vento leggero da sud-est, invece appena fuori dal porto incappiamo in un residuo di maestrale che ci fa bolinare ad oltre 6 nodi di velocità tutti sbandati sottovento: divertente, speriamo però che giri in fretta, 200 miglia, tante ne abbiamo da fare, in queste condizioni sono improponibili. Veniamo esauditi, dopo un paio d’ore infatti inizia a calare e rapidamente ci troviamo abbonacciati. E il sudest previsto? Assente ingiustificato, accendiamo il motore, non abbiamo scelta, e fino al tardo pomeriggio avanziamo grazie ai 29 cavalli che Piazza Grande custodisce amorevolmente nel suo ventre.

 
Lavatrice da pontile
Quando lo spegniamo è l’imbrunire, il mare è appena increspato e quindi la leggerissima brezza che c’è ci consente di avanzare a poco più di 2 nodi; ci accontentiamo, l’andatura è lenta ma molto stabile, quindi assolutamente confortevole. Sarebbe ben diverso se ci fosse onda, magari lunga di mare in scaduta, il poco vento non riuscirebbe a darci velocità e soprattutto stabilità, rolleremmo a destra e sinistra e dopo poco rimpiangeremmo di non aver optato per gli origami giapponesi il giorno che si poteva scegliere il proprio hobby preferito. Il crocierista medio, quello italiano almeno, inorridisce se gli dici che navighi a 2 nodi, neanche 4 km orari, a me non importa, cerco il confort non la prestazione, soprattutto sulle lunghe navigazioni, meglio metterci qualche ora in più ma non stressarsi e non stressare l’attrezzatura. Comunque sia, dopo mezzanotte arriva finalmente il vento da sud-est che aspettavamo e Piazza Grande trova il suo passo intorno ai 5 nodi, per la gioia del diportista medio italiano e, perchè no, anche nostra!
Durante la notte non manca il momento adrenalico, sto tenendo d’occhio da un bel po’ una lucina verde in lontananza, si avvicina sempre più senza che se ne modifichi il rilevamento, siamo quindi in rotta di collisione. Si tratta di un peschereccio e l’abbondante luminaria a poppa indica inequivocabilmente che è in pesca, magari trascinando un strascico lungo qualche centinaio di metri in cui rischieremmo di impigliarci visto che gli passeremo a poppa tanto vicini da poterci salutare dandoci la mano. Provo a chiamarli sul VHF ma non rispondono, meglio non rischiare, orzo decisamente per alcuni minuti e solo quando sento che siamo a distanza di sicurezza rimetto la barca in rotta. Poi alzo lo sguardo verso le tante stelle che puntellano il cielo e serenamente mi lascio accarezzare dalla notte.
 
Una delle ragioni dell’andar per mare
L’indomani mattina si alza ovviamente un po’ di mare; ovviamente perchè dopo 12 ore di incidenza del vento sulla sua superficie è normale che si formi onda, ma è di poppa, ci fa scondinzolare un po’ come cagnolini felici e noi siamo felici così, felici di lasciare che il primo sole del giorno ci asciughi l’umidita della notte mentre ancora un po’ intorpiditi dai turni di guardia ci concediamo alternativamente un ulteriore sonnellino in pozzetto. E’ quasi ora di pranzo quando sentiamo partire il mulinello della traina; corro in coperta a lascare tutte le vele per perdere velocità poi chiudo la frizione della canna da pesca ed inizio lentamente a recuperare la lenza. Malgrado la cautela, sento improvvisamente mollare il tiro, segno inequivocabile di aver perso la preda, termino il recupero ed il rapala è ancora attaccato, vuol dire che il pesce s’è slamato, forse non aveva abboccato bene, l’invito a pranzo è sfumato per l’improvvisa rinuncia dell’invitato. Neanche un’ora e di nuovo il mulinello prende a frullare, questa volta sto attentissimo, anche perchè la bestia tira forsennatamente. Palmo a palmo recupero delicatamente tutta la lenza, Andrea si apposta sulla spiaggetta di poppa con il raffio in mano, lo vediamo bene, è un tonnetto, ma quando è a pelo d’acqua a mezzo metro da noi, si rompe il filo e se ne va con piantata in gola l’esca artificiale che lo condanna comunque a morte certa. Peccato, per lui e per noi, anche stavolta niente invito a cena.
 
Succede anche questo a bordo
Condividiamo evidentemente la rotta con un branco di tonni in transumanza perchè per la terza volta ne agganciamo uno. Stavolta faccio volteggiare la canna con una leggiadria pari a quella di una ballerina classica e dopo quasi mezzora di lotta ne abbiamo un bell’esemplare di 8 chili a pagliolo. Dopo averlo rapidamente eviscerato lo appendo a poppa per lasciarlo tutta la notte a scolare bene il sangue, domani un bel cous-cous di melanzane e tonno non ce lo leva nessuno.
Nel frattempo il cielo si copre, si sta più freschi, ma i pannelli solari smettono di produrre quanto dovrebbero e a sera siamo costretti ad accendere il motore in folle per ricaricare un le batterie. Cade qualche goccia di pioggia, in lontananza si vedono parecchi lampi, ma per il resto la navigazione scorre tranquilla tutta la notte, cadenzata dalla solita alternanza di sonno e veglia ogni due ore alternativamente Andrea ed io. All’alba avvistiamo terra e verso le 9 ci infiliamo fra i fanali rosso e verde che segnalano l’ingresso nel profondo fiordo di Mahon per dare ancora a Cala Taulera, subito a destra dell’Isola del Lazzaretto. Bienvenidos a España!
 
Perchè sia ben chiaro a tutti
Benvenuti per modo di dire, dopo neanche mezzora tutte le barche in rada vengono abbordate da un gommone dell’Autorità Portuale con a bordo un cortese funzionario che, dopo aver tirato un sospiro di sollievo ascoltando la mia risposta affermativa alla domanda: Habla español?, ci spiega che l’ancoraggio è vietato in tutto il fiordo e che ci concede un’ora per riposarci visto che siamo appena arrivati ma che poi dobbiamo spostarci in quale pontile, ovviamente a pagamento. Quante somiglianze fra noi ed i cugini spagnoli, anche da loro il diportista è principalmente una vacca da mungere!
Percorriamo lentamente a motore tutto il fiordo, è bello vedere le tante costruzioni antiche, fortificazioni munite di cannoni, strutture militari di quando si combatteva con armi da fuoco ancora rudimentali, è viceversa brutto vedere le tante, troppe strutture moderne, alberghi enormi, residence, che hanno sfregiato irreparabilmente un panorama bellissimo. Poi, in alto sulla sinistra, l’antico nucleo abitato, suggestivo passargli sotto navigando, più tardi gli faremo una visita a piedi.
Ci accostiamo a qualche pontile, chiediamo i prezzi e valutiamo le sistemazioni, alla fine optiamo per un marina carino e abbastanza economico, una notte ce la possiamo permettere, avremo anche i servizi a terra, acqua, luce, docce, che ogni tanto fanno piacere.
 
A passeggio per Mahon
Il paese di Mahon è veramente carino, ben tenuto, da solo meritava di venire fin qua. Ci perdiamo un po’ per i vicoli, spuntano spesso angoli pittoreschi, palazzetti antichi e piccole piazze con i tavolini dei bar all’aperto, sempre tutto molto pulito, ordinato,  scattiamo qualche foto, ci beviamo una bibita comodamente seduti ed infine torniamo a bordo perchè siamo piuttosto stanchi, soprattutto io. Quando i rumori della città si fanno più tenui, emerge in tutto il suo vigore il frastuono della centrale elettrica proprio a ridosso dei pontili che finora non si avvertiva. La mattina dopo troviamo la coperta tutta ricoperta di polvere giallastra, ha piovuto sabbia o la pioggia ha sparso al suolo quel fumo denso che sale su dalla ciminiera della centrale? Non lascerei qui la barca tutto l’anno, mi ricordo un tale che ho conosciuto anni fa a Portoscuso in Sardegna, aveva tolto la sua barca da lì perchè ogni volta che pioveva la ritrovava tutta nera, proprio là accanto c’è Porto Vesme, una delle più importanti centrali elettriche della Sardegna. So di diventare retorico, ma quando il progresso uccide la natura in modo così violento non mi piace. Che poi, siamo proprio sicuri che tutta questa elettricità sia necessaria? Quando ne hai poca, come in barca, impari presto a fartela bastare, ad utilizzarla bene non sprecandola con attività che possono essere perfettamente condotte manualmente. A cosa servono la grattugia elettrica, la bilancia elettronica e tante altre amenità che si trovano nelle nostre case quando esiste un omologo meccanico altrettanto efficiente il cui utilizzo è a costo zero? L’energia pulita non esiste, anche il solare e l’eolico consumano, consumano territorio, lo deturpano visivamente, soprattutto in Italia dove il panorama è uno dei nostri più importanti patrimoni, la base della nostra economia turistica, questo fatto non può essere ignorato. Spegniamo qualche luce, camminiamo di più, facciamolo per noi stessi.
 
Antichi fasti
Infine due parole su altri due aspetti significativi di questo posto: le Baleari fanno amministrativamente parte della Catalogna, quindi si parla catalano, una delle 3 lingue ufficiali della Spagna oltre al castigliano, le altre due sono il gallego in Galizia e l’euskadi nei Paesi Baschi. Il catalano è una lingua stranissima, un misto di italiano, spagnolo e francese con moltissime parole troncate dell’ultima vocale (mercat, bistec, carn de cavall), sembra la parlata di Cattivik, il protagonista grottesco di un fumetto di alcuni decenni fa, leggere insegne e cartelli per strada fa spesso ridere.
L’altro aspetto sono i Menorquin, delle barche a motore cabinate fatte sulle linee dei vecchi gozzi dell’isola che erano costruite qui, il cantiere è purtroppo fallito recentemente. Se ne vedono in giro in tutto il Mediterraneo ma qui ce ne sono veramente tanti, sono molto belli, niente a che vedere con i motoscafi moderni dall’aria aggressiva, hanno linee marine ed eleganti, se dovessi convertirmi al motore li prenderei in considerazione, ma al motore non posso convertirmi dopo il pistolotto che ho appena fatto sull’energia, quindi Piazza Grande sta tranquilla, al massimo potrei tradirti con un’altra barca a vela, ma in quel caso sarebbe un evoluzione, non un tradimento. O no?

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