Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq

Tra le cose che certamente colpiscono di questo romanzo, pubblicato quasi trenta anni fa, c’è quella di essere, quasi incredibilmente, l’opera di un esordiente. Spazia dall’analisi dell’essere umano a quella dei sistemi socio-economici, e il suo punto di vista sembra essere quello di chi ha toccato veramente il fondo del dolore e dell’emarginazione sociale e ne parla con cognizione.
Houellebecq scava in profondità nei meandri più reconditi dell’anima arrivando a frugare nell’inconfessabile di ciascuno, disvelandone le nevrosi, le paure, le fisime, l’incapacità di adattamento a una società fondamentalmente malata come quella in cui viviamo.

I suoi personaggi sono devianti semplicemente perché incapaci o indesiderosi di uniformarsi al consesso conformista e borghese che li vorrebbe inquadrati nel dualismo produzione-consumo.
La loro emarginazione a volte è volontaria, figlia del rifiuto e della denuncia di tutte le lacune e le pecche del sistema liberista occidentale, altre è la resa triste di chi non è all’altezza e soccombe di fronte a un mandato esistenziale alienato e alienante. Somigliano ai protagonisti dei romanzi di Philip Roth ma rispetto a questi sembrano possedere maggiormente i connotati del perdente. Il loro tormento non è solo dramma interiore ma vera e propria emarginazione, forse perché la società europea è più conformista e perbenista di quella americana e mal tollera chi non vi si adatta.

Alcune pagine, alcune riflessioni che l’autore fa esprimere al protagonista principale, un informatico trentenne insoddisfatto malgrado un buon lavoro, sono di una profondità e di un acume che affascina incredibilmente. La disamina del nostro vivere – nostro di occidentali di questa epoca – è impietosa: dolore e frustrazione ci lacerano ogni qual volta ci ritroviamo davanti a modelli e stili di vita inarrivabili per la stragrande maggioranza di noi. La felicità è un obiettivo irraggiungibile perché l’asticella del traguardo viene continuamente spostata un poco più avanti ogni volta che facciamo un passo nella sua direzione. L’appagamento esistenziale non è misurato solo in termini economici ma anche, ad esempio (e da qui l’estensione del dominio), sul metro del successo in ambito sessuale, ridotto anch’esso a mero oggetto di superficiale consumo.

Come anche Roth, Houellebecq sembra lasciare poco spazio alla speranza. Non si investe del compito di lenire il dolore, di rassicurare il lettore carezzandolo amorevolmente come un genitore di fronte al piccolo grande dramma di un figlio in età scolare. La sua letteratura si dà l’obiettivo di illustrare la realtà e spiegarla, di aiutare a prenderne coscienza e spingere a liberarsi da un giogo che strangola. In una delle ultime pagine lo dice chiaramente, riferendosi ai ricoverati di un manicomio: “A un certo punto ho cominciato a convincermi che tutte quelle persone non erano malate, avevano semplicemente bisogno d’amore”. La strada, è chiaramente indicata, la speranza pertanto è un privilegio per chi sceglie di reagire e quindi di agire.

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