Non è lavoro, è sfruttamento – Marta Fana

I mutamenti profondi nel mondo del lavoro avvenuti negli ultimi venti anni, qui descritti in tutta la loro crudezza.
I meccanismi perversi della gig economy, che delegano a un inesorabile algoritmo decisioni cruciali che riguardano la vita delle persone.

La legalizzazione del lavoro gratuito (stage, tirocini, alternanza scuola/lavoro) in cambio di promesse incerte e mai mantenute.
La truffa della meritocrazia che mette in concorrenza masse di disperati in una tragica asta al ribasso.
L’eterno precariato che rende impossibile progettarsi la vita.
Lavori interinali presso la pubblica amministrazione a 3 euro l’ora grazie alle scatole cinesi di cooperative e subappalti.

Gli stessi temi sono stati trattati nel bel film di Pif recentemente uscito, E noi come stronzi restammo a guardare. Questioni di cui si parla poco e marginalmente, eppure sono cose che riguardano tutti noi: direttamente; in seconda battuta per chi ha figli; in terza per tutti, perché portano con sé un impoverimento terribile della società.

Malgrado alcuni aspetti un po’ troppo ideologizzati e che non mi hanno trovato d’accordo nelle conclusioni “politiche”, il libro ha l’indiscusso pregio di spiegare in modo chiarissimo il mercato del lavoro di oggi, e c’è da restare allibiti.
Oltre un certo limite, la flessibilità è negazione totale dei diritti del lavoratore; sfruttamento, appunto.

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