Ineluttabile destino

Ieri sera, tornando a casa, ho visto un gruppo di giovani che dava fastidio a una ragazza. La spintonavano, la insultavano, e sembravano in procinto di violentarla. Lei chiedeva aiuto ma io, nel timore di essere coinvolto, mi sono guardato dall’intervenire: erano almeno cinque o sei, tutti piuttosto grossi, le avrei prese sicuramente. Altre persone, come me, si sono fermate a guardare.

“Chiamate la polizia!” urlava. Stavo per farlo ma poi ho pensato: magari sono armati e quando arriva la pattuglia loro gli sparano. Anche se non amo le divise, Dio non voglia che ci vada di mezzo un bravo ragazzo delle forze dell’ordine che non ha fatto nulla di male. Lui.

La ragazza, invece, è possibile che abbia provocato quei giovani: forse con l’abbigliamento, o qualche occhiata di troppo. E i giovani, si sa, sono reattivi, reagiscono alle provocazioni.

Ma poi, è proprio la famiglia di lei che non mi piace: i fratelli hanno idee politiche strane, normale che dopo capitino certe cose. Uno, tempo fa, l’ho visto scavalcare i tornelli della metro senza biglietto e poi imbrattare i treni con lo spray.

Quando l’hanno buttata a terra, con la mano ha cercato di afferrare un bastone per difendersi da sola, visto che nessuno l’aiutava. Non ci arrivava, e quando i nostri sguardi si sono incrociati, mi ha fatto capire che con il piede avrei potuto avvicinarglielo. Ma benedetta ragazza, ti rendi conto dell’escalation di violenza che si innescherebbe in questo modo? Tutto quello che otterresti è di incattivire ancora di più i tuoi aggressori!

I quali, nel frattempo, hanno cominciato a spogliarla e colpirla. Al ventre, in faccia, dappertutto. Sanguinava, poveretta. Pregavo per lei, per la pace sua e di tutti. Perché la pace è importante, viene prima di qualunque cosa. Infatti, a un certo punto, qualcuno si è affacciato dalla finestra, gridando: “Basta, piantatela, vogliamo stare in pace a casa nostra, è l’ora di cena e abbiamo il diritto di avere la nostra tranquillità”.

La stavano violentando a turno, lei piangeva, si dimenava, quando a un tratto, un uomo tra la folla ha detto: “Dobbiamo fare qualcosa! Io quei ragazzi li conosco, sono i proprietari del supermercato sul viale, da domani non andiamo più a fare la spesa da loro”.
“Sì, bravo”, ha risposto un altro, “così poi ci tocca andare al negozietto all’angolo che ha i prezzi più alti. Io sto risparmiando per fare le vacanze in Sardegna, mica posso andare a Ostia quest’estate”.
Alle mie spalle ho sentito più di uno dargli ragione.

Alla fine non ce l’ho fatta più, non ne potevo più di tutto quel sangue, tutta quella violenza. Mi sono avvicinato e le ho detto: “Perché ti ostini a fare resistenza? Sono più forti di te, lasciati andare e dagli quello che vogliono. Prima lo fai, prima ti libererai di loro. Del resto, in molti qui si stanno spazientendo con te che non vuoi accettare il tuo destino. Se non vuoi farlo per te, fallo almeno per noi. Noi siamo contro la violenza. Sempre.”

Un pugno sferrato da uno degli aggressori sul suo volto già tumefatto le ha fatto saltare due incisivi , poi ha perso conoscenza. A quel punto non c’era più nulla da salvare e ce ne siamo andati tutti a casa, anche se quelli non hanno smesso di accanirsi sul suo corpo ormai inerte.

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