America oggi – Raymond Carver

Non amo molto i racconti, spesso non fai in tempo ad entrare nella vicenda che già ne finisce uno e devi ricominciare da capo; in genere li evito, preferisco i mattoni, o almeno dalle 350/400 pagine in su. Stavolta però, consigliato direttamente da una persona del gruppo, mi sono lasciato tentare da un libretto di Raimondo Incisore. Le prime storie mi hanno lasciato un po’ perplesso, sembravano rimanere sospese, senza una conclusione, neppure accennata o sottintesa. Poi, continuando la lettura, ho capito che la sospensione era parte del gioco, ogni storia parte di un tutto, un affresco sulla società americana, un ritratto di personaggi che da soli mai avrebbero meritato un racconto.

Non è uno Spoon river, non c’è la condanna della società, quali che ne possano essere le motivazioni, c’è solo rappresentazione di un’America minore che null’altro ha da offrire alla penna dello scrittore se non la propria ordinarietà. Volendo fare un piccolo paragone, mi vengono i mente i Racconti romani di Moravia; letti che avevo 12 anni, rimasi catturato proprio dalla quotidianeità delle storie, mi sembrava incredibile leggere su un libro di uno scrittore importante personaggi e situazioni della mia infanzia, della Roma di allora.

Lo stile è semplice ma non banale e non mancano guizzi geniali tipo: “Fai quello che ti ha detto la mamma, era solo un cadavere, tutto là“. Una frase che racchiude un mondo, descrivendolo senza fronzoli ma in modo perfetto. Del resto, ne ha ricavato un film Robert Altman, mica bau bau micio micio!

Un pensiero su “America oggi – Raymond Carver

  1. Ma quanto male fa Carver? Ne scrissi questo a fine lettura, sfiancata: che la vita è sofferenza, fastidio, delusione, incomunicabilità, impotenza, disperazione, solitudine, ce lo ricorda ogni maledettissimo momento, in ogni sguardo, in ogni parola, nei continui perché senza risposta, negli oggetti che cadono e che continuano a rotolare, nelle semplici azioni quotidiane, nei silenzi. Ti costringe a condividere vite dolorosamente normali, ti scaraventa con violenza, e senza formalismi, dentro le sue storie, ti punzecchia con crudeltà eleggendoti suo protagonista, e lo fa in modo magistrale, con una scrittura sapiente e diretta, semplice ma incredibilmente penetrante; sono certa non usasse penne e calamai, ma armi, per di più affilatissime. Più tardi o domani mi dedico a Potok. Grazie :)Rossella

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