Valencia e la grande truffa meteorologica

Qui regarde trop la météo
passe sa vie au bistrot.

(Proverbio francese)

Il cielo è completamente grigio e pur nascondendo del tutto il sole alla vista non sembra minacciare pioggia, bandiere e guidoni penzolano inerti dalle crocette attestando inequivocabilmente l’assenza totale del vento, la superficie dell’acqua all’interno del Marina Real Juan Carlos I di Valencia è completamente liscia, quasi oleosa, su tutto soggiace una cappa di quiete e silenzio, è domenica mattina e le attività portuali rispettano la consegna settimanale del riposo. Mi siedo in pozzetto con il caffè caldo appena fatto ed un pastel, un croissant, vabbè, un cornetto, diciamolo in italiano, comprato ieri sera in una pasticceria artigianale, e consumo la mia colazione assaporandola insieme a quest’atmosfera rarefatta.

 

Mi piacciono le giornate così, sono grigie, sì, ma di un grigio che rasserena, che rilassa, non danno la carica e la voglia di vivere che dà una bella giornata di sole ma sembrano piuttosto suggerire un momento di riposo, di riflessione, di introspezione. Sono le giornate ideali per sedersi su uno scoglio a pensare, oppure per passeggiare su una spiaggia ormai deserta di vacanzieri, magari chiacchierando con un amico, segnalano la fine della bella stagione scandendo il trapasso lento dalla calura estiva ai rigori di un inverno ancora lontano, ma sembrano suggerire la bellezza che ogni periodo dell’anno racchiude in sè. A metà mattinata qualche voce sul pontile, diportisti locali che nel fine settimana accudiscono la loro imbarcazione, un bambino si sporge sotto l’occhio vigile della madre nel tentativo vano di catturare con un piccolo retino i soliti pescetti che stazionano nei porti, gli skipper delle barche di lusso perennemente all’ormeggio si scambiano un saluto con la faccia annoiata dalla monotonia, mentre l’anziana coppia olandese accanto a me prosegue la lettura di libri evidentemente molto avvincenti che conduce ininterrottamente da quando siamo ormeggiati affiancati.

 

Il fantasma della Coppa
Sono qui da diversi giorni, doveva essere una sosta breve, per spezzare un po’ la navigazione e rivedere Valencia che anni fa mi piacque molto, invece le previsioni meteo mi hanno indotto a fermarmi più a lungo per aspettare che passi il forte vento da est annunciato da tutti i siti che ho consultato. Parliamo di oltre 25 nodi con relativa onda di oltre 2 metri, impensabile mettersi a bordeggiare a lungo in un mare simile, vorrebbe dire grande sofferenza e minimo avanzamento, meglio starsene tranquilli in porto qualche giorno, del resto in questi mesi non ho mai avuto soste forzate per meteo avverso per più di 36 ore, è quindi assolutamente accettabile questo stop imposto da Madre Natura. L’ultimo alito di vento a favore si alza improvviso a poche miglia dalla città, entro in porto con oltre 20 nodi in poppa dopo aver faticato un po’ a trovare l’ingresso dato che il piano riportato dalla cartografia elettronica che possiedo è completamente sbagliato e non ho avuto ancora la possibilità di comprare un portolano aggiornato di questo tratto di costa. Il marina è molto bello, costruito pochi anni fa quando Valencia divenne il centro mondiale della vela ospitando le regate dell’America’s Cup. Accosto al molo di attesa, anzi il vento laterale mi ci butta contro, ma ho previdentemente messo tutti i parabordi che possiedo su quel lato e Piazza Grande rimbalza delicatamente sulla banchina mentre lancio le cime al marinaio che ho sollecitato via radio e che mi attende. Mi trasferisco al posto che mi assegnano, raddoppio le cime sul lato sopravvento e a questo punto, caro vento da est, ti dico che mi fai un baffo, il marina oltre che bello è anche economico, me ne starò qui fino a quando ti sarai stancato di soffiarmi contro, nel frattempo mi riposerò, farò qualche lavoretto di manutenzione, me ne andrò a spasso per la città e soprattutto mi ingozzerò scientemente presso Sagardi, il mio spacciatore di tapas preferito. Alla via (terrestre) così!
 
Tapas, stato dell’arte
Per un paio di giorni mi lascio pervadere dall’indolenza, la mattina quando mi alzo me ne resto stravaccato in pozzetto, a volte a leggere, a volte a non far nulla: ma ne ho bisogno, ultimamente ho navigato molto e dormito poco, sono parecchio stanco e mi serve di recuperare un po’ di energia. Rinvio anche la visita al centro storico, distante mezzora di metro, limitandomi a quattro passi nel quartiere dietro il porto, per niente interessante, giusto per sgranchirmi un po’ le gambe. Lungo le banchine gruppi di operai lavorano alacremente per abbattere gli enormi capannoni dove risiedevano i vari team dell’America’s Cup, costruzioni moderne in acciaio e vetro di fronte alle quali galleggiano desolatamente vuoti i pontili dove le barche ormeggiavano al termine delle regate. Vedere abbattuti degli edifici così nuovi mi induce due sensazioni contrastanti: la prima di indignazione, penso che è folle distruggere delle costruzioni che hanno solo 10 anni, vedo un’assurdo spreco consumistico. La seconda di ammirazione, penso che la capacità di riciclarsi rapidamente è ammirevole, a Roma ci sono voluti decenni per trovare un nuovo utilizzo per il vecchio mattatoio ed i mercati generali di Via Ostiense, qui in un attimo voltano pagina e cominciano una nuova storia. Alla fine non so decidermi se sia giusto o sbagliato, penso che le scelte di Bertarelli, l’uomo che ha voluto che le regate si disputassero qui, hanno sicuramente portato un grosso beneficio economico a Valencia, ma agli spagnoli va sicuramente il merito di aver saputo approntare un porto ed una città in modo ineccepibile in tempi rapidi. Quello che è fallito è invece il tentativo di trasformare l’America’s Cup in qualcosa di simile alla Formula 1 o ai mondiali di calcio, un circuito di regate che si svolgono in un lasso di tempo molto lungo seguito da tifoserie nazionali. Con la sconfitta di Alinghi nel 2007 la Coppa è ritornata quel che era, la sfida fra due miliardari disputata su barche spaziali costruite al limite estremo di regolamenti complessi e farraginosi. Dal mio punto di vista una noia mortale, guardando le regate non c’è nulla che poi si possa replicare, seppur in piccolo, su una normale barca da crociera e anche dal punto di vista strettamente sportivo le trovo decisamente poco interessanti, la vela in TV non rende, è poco comprensibile e raramente avvincente.
 
E’ uscito il 35?
Seguo costantemente le previsioni meteorologiche per capire quanto dovrò restare qui, ogni giorno sul monitor del computer vengo messo in guardia circa le tempeste in atto in questa zona e ogni giorno guardo oltre l’antemurale del porto e vedo il mare calmo e le persone che fanno tranquillamente il bagno, fra l’altro malgrado sia fine settembre la temperatura è decisamente calda. Consulto siti, scarico mappe meteo, tutti, chi più chi meno, paventano marosi enormi e venti di burrasca, magari sarà domani, penso, stanno sbagliando la tempistica ma l’evento, se tutti concordano, prima o poi ci sarà. Intanto me ne vado un po’ a spasso a la Ciutat de les Arts i les Ciències, l’avveniristico progetto urbanistico volto appunto a celebrare arte e scienza, realizzato qualche anno fa su progetto di Santiago Calatrava, l’architetto spagnolo che a Venezia costruisce ponti traballanti e che qui ha dato decisamente il meglio di sè. Trovo questo posto bellissimo architettonicamente e trovo fantastico dal punto di vista sociale un progetto di questo genere che celebra quanto di meglio l’uomo riesce ad esprimere, scienza ed arte, in altri termini ingegno ed abilità, un’esaltazione dell’umanesimo che da noi si è persa all’ombra dell’ennesima statua di Padre Pio. Me ne vado a spasso anche per il centro, Plaza de la Mare de Deu, la cattedrale, il mercato, posti che sfortunatamente visito insieme ai gruppi 29, 45 e 67 di una da nave crociera carica di americani e russi che sciamano per la città ciascuno disciplinatamente dietro il proprio sherpa con il cartello che riporta il numero del gruppo di appartenenza. Scappo via, mi viene l’orticaria al solo vedere questo tipo di turismo, ciascuno viaggia come può o crede, ma per quanto mi riguarda preferisco starmene a casa mia se la sola alternativa è questa qua.
 
Il fiume d’erba verde
Tra le peculiarità di Valencia c’è il fatto che il fiume che l’attraversava è stato deviato dopo l’ennesima esondazione ed ora il suo tratto urbano è stato trasformato in parco pubblico, una striscia di verde che si dipana lungo abitato, dove le persone corrono, vanno in bicicletta, giocano, all’ombra degli antichi ponti che univano le due sponde. La sera, quando torno in barca, il cielo si riempe di enormi nuvoloni neri carichi di pioggia: che sia il big-one annunciato da giorni? Chiudo tutti gli oblò, mi preparo al temporale, invece i nuvoloni mi passano sopra senza lasciar cadere che qualche goccia che macchia appena la coperta qua e là. Mentre cucino una frittata di cipolle di quelle che piacciono a me, cioè con tanta cipolla, controllo ancora i 3 o 4 siti meteo che consulto abitualmente, a sentir loro dovrei restarmente barricato in porto ancora per giorni, a guardar fuori, invece, vedo un mare calmo che riflette il rimpianto di aver dato retta ai bollettini e non essere ripartito dopo la prevista sosta di un paio di giorni. A volte sento la terra che mi brucia sotto i piedi ed il bisogno di prendere il mare, appena fuori mi quieto quasi come se avessi patito la lontananza dal mio elemento, questa volta ho represso l’anelito per prudenza; la prudenza però può essere saggezza ma anche trasformarsi in incapacità di cogliere le opportunità che la vita ci offre, ancora una volta il mare è metafora della vita.
 
Anche la donna tatuata scruta il mare
Una volta le uniche previsioni meteorologiche erano quelle dell’Aeronautica Militare, in TV c’era il colonnello Bernacca che tutte le sere indicava con la sua bacchetta le isobare su una carta dell’Europa spiegando l’evoluzione del tempo. Erano previsioni che avevano il limite di essere fatte, soprattutto nel caso di quelle dei mari, su zone molto ampie, impossibili da omogeneizzare, erano però previsioni fatte da un organismo neutrale, che non aveva alcun interesse nel dire o non dire determinate cose. Oggi è tutto cambiato, abbiamo tante fonti di informazione, private, indipendenti, ma spesso in conflitto di interessi, sembra assurdo ma è così. Un quotidiano lo compriamo se c’è una notizia che ci interessa leggere, se siamo preoccupati per qualcosa e vogliamo tenercene informati; se sul giornale di ieri avessimo letto: tutto tranquillo, domani non succederà niente, restate pure a dormire serenamente fino a tardi o andate a fare una bella gita con la famiglia, di sicuro oggi non saremmo andati in edicola. Ma un quotidiano vive grazie ai suoi lettori e deve cercare di non perderli ed indurli ad acquistare ogni giorno una nuova copia, quindi non ci darà mai un annuncio di questo genere. Per i siti di previsione meteo è la stessa cosa, vivono di accessi, di click, di pubblicità conseguente, hanno bisogno che torniamo spesso a visitarli, quanto più lo facciamo tanto più hanno successo e quindi guadagnano. Ed ecco che come i quotidiani, non ci diranno mai che va tutto bene, che è previsto sole per tutta la prossima settimana, altrimenti noi per una settimana non accenderemmo neppure il computer. Vuol dire che mentono sul tempo che farà? No, certamente, altrimenti perderebbero credibilità e sarebbero finiti, il loro gioco è più sottile. Le previsioni, soprattutto quelle a lunga scadenza, hanno un’escursione minima e massima, il vento, ad esempio, fra 6 giorni potrebbe essere fra i 10 ed i 30 nodi e la pioggia probabile fra il 10 ed il 50%. Nella migliore delle ipotesi avremo una brezza leggera che rinfrescherà un poco una giornata soleggiata, nel peggiore una bella sventolata che unità alla pioggia potrebbe dare qualche problema per mare. Un sito che fornisce come previsione l’ipotesi peggiore, non mente e ci induce comunque a controllare anche i giorni successivi l’evolversi della situazione. Col passare dei giorni la forbice fra minimo e massimo si riduce fino a che, molto spesso, si verifica l’ipotesi migliore, il tempo è bello e noi abbiamo visitato il sito meteo tutti i giorni precedenti.
 
Che nero!
E’ un gioco sporco che può fare danni seri, quest’estate alcune federazioni di albergatori si sono lamentate delle previsioni sempre catastrofiche per i fine settimana, poi puntualmente rettificate progressivamente al meglio quando ormai le persone avevano cancellato prenotazioni o evitato di farne. Uno dei più importanti siti italiani fa esattamente questo, l’anno scorso l’ho visto dare un Forza 10 in Tirreno a settembre, un evento assulutamente eccezionale per quella stagione e che ha messo in allerta tutti quelli che vanno per mare, divenuto poi un tranquillisimo Forza 4 il giorno prima della prevista tempesta. E’ un gioco che ha bisogno di creare ansia nelle persone per spingerle continuamente a cercare informazioni utili alla propria salvezza. Ecco allora l’uso sproporzionato dei termini: quello che fino a poco tempo fa era un temporale, oggi è sempre una bomba d’acqua, una normale depressione atmosferica diventa un ciclone, è un continuo allerta per eventi che sono assolutamente normali alle nostre latitudini. Come se non bastasse, si fanno previsioni a lunghissima scadenza, sempre ovviamente con toni allarmistici: un altro importante sito italiano a maggio scorso ha pronosticato un’estate torrida, africana, sappiamo bene come invece sono andate le cose, l’estate più fredda e piovosa degli ultimi anni. Lo stesso sito, pochi giorni fa ha predetto un gennaio glaciale, mica freddo o molto freddo, ha scritto proprio così, glaciale. Dire questo ad ottobre non ha doppiamente senso, perchè le previsioni fatte con mesi di anticipo sono carta straccia, oltre tutto, come per la celebre storiella di Al lupo, al lupo, si finisce poi per non essere creduti quando l’allarme è serio e la situazione realmente pericolosa.
 
Valencia, chiare fresche dolci acque
Vuol dire questo che consultare le previsioni è inutile? No, certamente è doveroso farlo e soprattutto è bene confrontare fonti di informazioni diverse, non dimentichiamo che spesso i siti si limitano ad elaborare graficamente le previsioni fatte da grossi organismi internazionali. Personalmente uso molto i file GRIB, un sistema di codifica numerica delle previsioni che viene poi elaborata con un software sul proprio PC, tutto assolutamente gratis. Non sto ad annoiare con spiegazioni tecniche sul funzionamento di questi file, dico solo che sono piuttosto attendibili e sono rilasciati da enti che non hanno interessi economici poco chiari, hanno solo il limite di essere un’elaborazione automatica che non tiene conto di fenomeni locali, quindi sono molto più affidabili per la navigazione d’altura che per quella costiera dove la morfologia del territorio può creare alterazioni anche significative. Non ci resta che una soluzione, essere sempre pronti a tutto, alla burrasca come alla bonaccia, non ostinarsi a proseguire nel proprio progetto di navigazione ma essere pronti a modificarlo in qualsiasi momento, avere sempre una via di fuga, un piano B da intraprendere nel caso qualcosa andasse storto e soprattutto avere acqua sottovento. Passo in ufficio a saldare il conto, saluto i vicini di banchina e mollo le cime dal pontile, fuori c’è un po’ d’onda contraria, forse dovrò bolinare, forse sarò costretto a poggiare parecchio, forse addirittura a tornare indietro se il mare dovesse montare in modo importante, ma nel cuore ho la certezza che sto facendo la cosa giusta: navigare.

7 pensieri su “Valencia e la grande truffa meteorologica

  1. si può essere d'accordo ma anche no.”pronto capitaneria di.. ci date le previsioni sulle prossime 12 ore zona tremiti?” 2 da nord in rotazione”6 ore dopo danzavamo con punte da 45kn..forse un poco di allarmismo non avrebbe guastato ma tutto è relativo.

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  2. Ciao Shipman,ti leggo sempre volentieri e riscontro ciò che avevo iniziato a notare questa estate consultando alcuni siti meteo. La cosa mi aveva incuriosito (leggi infastidito) e non poco…BVFabrizio(adv Flab)

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  3. Seguo il meteo da piu' di 30 anni, quando ero ragazzino cercavo di prendere le perturbazioni per fare windsurf, partivo da casa con il treno o mi facevo accompagnare in auto, e spesso prendevo delle sole galattiche, stando tutto il giorno ad aspettare che entrasse il vento previsto, indispensabile a far planare il mio sinker. Sorrido, quando vi lamentate del meteo che abbiamo ora. A proposito, non e' che il Levante previsto lo trovi un po' piu' lontano dalla costa?

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