Scialomm Mussolini – Marina Collaci


Un gruppo di contadini e servette semianalfabeti pugliesi, guidati da un santone appena poco più istruito di loro, leggendo la Bibbia per proprio conto resta affascinato dalla scoperta degli ebrei, popolazione che ai loro occhi assurge a depositaria dell’antica e più pura essenza del messaggio di Gesù.
Convinti che gli ebrei siano ormai estinti, decidono di riesumarne la religione, e quando un emigrato italo-americano rivela loro che Europa e America ne sono piene, scrivono al rabbino di Roma per chiedere di essere circoncisi e convertiti.
Tutto bello, peccato che siamo nel 1938, anno delle leggi razziali che hanno condotto migliaia di ebrei italiani ai campi di concentramento nazista. Loro però, sono fedeli anche a Mussolini, che non mancano di onorare con le loro preghiere.
Divertente, ironico, colto. Ma soprattutto, e incredibilmente, ispirato a una storia vera.

L’ancoraggio in rada – Alessandro Borgia

Ecco un libro che tutti dovrebbero avere a bordo, indipendentemente dal livello di abilità marinara.

È didattico, storico, reminescente, interessante, curioso, utile, esaustivo.
Trecento pagine in cui viene eviscerato tutto lo scibile umano in fatto di ormeggi e ancoraggi.

Ci sono anche un sacco di foto e disegni descritti, fatto con precisione e chiarezza eccellenti, visto che l’autore è un architetto, quindi ha un’ottima mano.

Siccome è stato un grandissimo successo, ne è stata fatta una seconda edizione, riveduta e ampliata.

Last but not least, andrebbe letto perché c’è una bellissima prefazione scritta da me!

Supereroi – Paolo Genovese

Nove decimi di banalità e un decimo, finale, di tragedia. Noia e tristezza, in altri termini.
Lo spunto, le altalenanti vicende di una coppia tra i venti e i quarant’anni, la determinazione nel restare insieme oltre l’ordinaria quotidianità che spegne i rapporti, sembrava interessante, invece…
Peccato, da Genovese mi aspettavo di più: oltre che regista è stato anche sceneggiatore di quel grandissimo film che è Perfetti sconosciuti.
Stavo per scrivere che sembra scritto per portarlo sullo schermo, poi ho scoperto che già è stato fatto. Probabile che il film sia migliore del libro.
Evitabilissimo, decisamente.

Lila – Robert M. Pirsig

Pirsig è famoso per Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, un best seller internazionale, anzi, un long seller visto che sono passati quasi cinquant’anni dalla pubblicazione e continua a vendere.

Lila ne è un po’ la continuazione e ne segue lo schema, che vede alternarsi la narrazione del viaggio con digressioni filosofiche profonde e interessanti. L’ambientazione è una barca a vela che discende un tratto del fiume Hudson, fatto che me lo rende interessante a prescindere.

In realtà la barca è solo un pretesto narrativo, il tema centrale è la definizione del concetto di qualità ma sono talmente tanti gli spunti di riflessione che il libro offre che andrebbe studiato più che letto.

Per ora mi sono accontentato di leggerlo, rimanendo decisamente estasiato di fronte a molte pagine. Se dovessi passare con la barca dalle parti della foce dell’Hudson, magari lo rileggo e lo studio a fondo!

E tu splendi – Giuseppe Catozzella

Non amo i romanzi scritti in prima persona con voce di bambino per l’inevitabile semplificazione sintattica che deve assumere la prosa per essere coerente. Amo leggere anche per il piacere di perdermi nella bellezza della lingua, cosa che nei racconti così impostati inevitabilmente si perde.

Invece alla fine ho apprezzato molto questo libro, soprattutto per l’abilità che ha avuto l’autore nel narrare le vicende personali del piccolo protagonista e le storie del paese della Basilicata dove si svolge la maggior parte dei fatti senza scadere in facili sentimentalismi.

Rivalità di bambini e di adulti, xenofobia, emigrazione, violenza, tradimenti, piccole mafie locali, dolore, corruzione, avidità e tanti altri aspetti della vita di provincia (e non solo).
Un romanzo semplice ma certo non superficiale.

La settimana bianca – Emmanuel Carrère

Decisamente Carrere dà il meglio di sé raccontando storie vere e non inventate come questo breve romanzo. Lo stile è quello suo solito e che amo molto, ma tutto l’insieme appare prevedibile e non riesce a coinvolgere.
Molto bravo l’autore a descrivere gli stati d’animo del piccolo protagonista, trasmettendo al lettore tutto il suo senso di angoscia.
Descrivere l’angoscia sembra essere una cosa che Carrere riesce a fare con particolare maestria: penso a quel gran suo libro che è L’avversario in cui il patos ha un ritmo costante e crescente, e dà un senso di tragica inevitabilità che sgomenta non meno della vicenda stessa.
Tutto sommato evitabile, visti i tanti altri bei libri che ha scritto.

Il cacciatore di corsari – Vindice Lecis


La differenza fra corsari e pirati, per quanto a volte non molto netta, è sconosciuta ai più. Entrambe le figure sono generalmente ricondotte all’iconografia hollywoodiana, tutta rum, pappagalli sulla spalla e caraibi. In realtà la “guerra di corsa” è stata combattuta per secoli nel Mediterraneo e nelle coste orientali dell’Atlantico da tutte le potenze antiche.

In questo romanzo, ambientato a cavallo tra la fine del Trecento e i primissimi anni del Quattrocento, si narra di scontri navali, incursioni e razzie per opera dei regni iberici (non ancora uniti fra loro) di quelli britannici e francesi e dei piccoli stati sardi detti giudicati, in seno alle guerre incessanti combattute fra di loro. Il tutto senza la fasulla vena di romanticismo propria dei film americani di genere.

Cosa siano stati i giudicati, a parte i sardi, credo siano in pochi a saperlo. Questo perché a scuola, quando si studia l’Italia medievale, viene dato risalto soprattutto ai comuni e alle signorie continentali. Tutt’al più si accenna alle cosiddette repubbliche marinare, senza spiegare bene l’enorme differenza di potenza e portata storica avuta da Venezia e Genova rispetto a Pisa o Amalfi.

Il libro si fa apprezzare per la descrizione delle battaglie navali e per la terminologia usata per indicare i diversi ruoli di marinai e militari del tempo, di tipi di imbarcazioni, e di armi o macchine da guerra. Termini ovviamente scomparsi e spesso completamente dimenticati: sopracomito, mangano, buonavoglia, clavario, verrettone, grisella, e tanti altri.

Un po’ confuso, invece, l’inquadramento storico generale per chi non ha già ben chiara la situazione geopolitica dell’epoca. Il lettore medio, categoria cui mi onoro di appartenere, avrebbe certo apprezzato qualche spiegazione in più a riguardo.