
Ci sono amori che non si scordano mai: vale per le persone come per i luoghi, anzi soprattutto per i luoghi. È vero che ritornare nei posti dove siamo stati felici ci espone al rischio della delusione – mi è successo diverse volte – ma stavolta ho deciso di correre il rischio e andare: e ho fatto bene.
Dopo l’attraversamento un po’ rocambolesco di una chiusa (c’era parecchio vento e sono stato a un passo dal traversarmi in uno spazio largo appena due metri più della lunghezza di Piazza Grande) cui sono seguite alcune ore di navigazione a vela lungo un percorso rigidamente segnato dalle boe rosse e verdi per via degli estesissimi bassifondi, sono arrivato a Texel, piccola isola dell’arcipelago delle Frisone occidentali, nel Mare del Nord olandese. Il passaggio ha segnato anche il ritorno all’acqua salata.



Ero stato qui con alcuni amici da adolescente, quando il regalo di promozione del ginnasio era spesso l’Inter-rail, il biglietto ferroviario che a prezzo fisso permetteva di fare il globe trotter per l’Europa per un mese a costo fisso. I voli low cost non esistevano e un aereo aveva un costo proibitivo per un giovane. Non so chi scelse la meta, ma fu davvero subito amore. Il ricordo non si è mai spento, tanto che tornarci è sempre stato un pensiero da quando ho deciso di navigare verso il Nordeuropa. Sono passati più di quarant’anni da quella prima volta, i Vent’anni dopo di Dumas a confronto sono niente!



Oggi c’è più turismo di allora e il marina è stato ampliato circa venticinque anni fa, ma l’atmosfera è rimasta davvero la stessa che ricordavo: poche auto, tantissime biciclette e tanto vento, che non ha smesso mai di soffiare forte anche in porto nel pur ridossatissimo posto che mi hanno assegnato; per fortuna esattamente con la prua nella sua direzione, altrimenti sarebbe stato un problema tenere aperto il tambuccio. Un vento che se da un lato dà qualche fastidio, dall’altro ha reso l’aria così tersa che c’è una luce magnifica.
Passeggiando sulla banchina ritrovo il punto da dove all’epoca scattai una foto: c’è qualche qualche tavolino di ristorante in più, per il resto tutto come allora.



È d’obbligo un’escursione a Den Burg, il centro principale di Texel, a circa cinque chilometri dal porto. Dovrebbe esserci un autobus ma non riesco a trovare la fermata. Mentre la cerco, camminando su una strada deserta, vedo arrivare una macchina. Alzo il pollice (hai visto mai!) e subito si ferma:
«Vado a Den Burg.»
«Anch’io, sali.»
Perfetto!
Chi ha il coraggio di dire che non è vero che gli olandesi sono gentili?



Passeggio per un paio d’ore per il centro abitato, grazioso e vivace, faccio un po’ di shopping al mercatino settimanale in piazza, poi decido di tornare. Mi trovo dall’altro lato del paese, da qui Google mi dice che ci sono 3,8 chilometri fino al porto. Posso farla a piedi, se poi si ferma una macchina, tanto meglio. Dopo un quarto d’ora di tentativi infruttuosi che minano la mia stima nei confronti della popolazione locale, si ferma un’auto:
«Vado al porto.»
«Anch’io, devo imbarcarmi con la macchina, sali.»
Perfetto!
Dieci minuti e ci siamo; il tizio mi fa scendere e si avvia verso l’imbarcadero per poi sparire nel ventre della grossa nave.



Mi guardo intorno e in un attimo mi rendo conto di essere nel posto sbagliato. Non è il porto dove sto io, dove attraccano solo i traghetti con i passeggeri, senza le auto. Apro Google e mi arriva una sentenza terribile e inappellabile: sono a 4,2 chilometri da Piazza Grande, più lontano di dove ero prima!
Com’è quella frasetta stucchevole? Trasformare i problemi in opportunità. Anziché tornare indietro sulla carrabile, mi incammino sulla ciclabile che scorre lungo la duna costiera, silenziosa e affascinante, gustandomi il panorama sul mare. Una breve sosta per riposare un po’ e in poco più di un’ora sono a bordo, stanco ma felice. E la seconda conta molto di più della prima!

