Lila – Robert M. Pirsig

Pirsig è famoso per Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, un best seller internazionale, anzi, un long seller visto che sono passati quasi cinquant’anni dalla pubblicazione e continua a vendere.

Lila ne è un po’ la continuazione e ne segue lo schema, che vede alternarsi la narrazione del viaggio con digressioni filosofiche profonde e interessanti. L’ambientazione è una barca a vela che discende un tratto del fiume Hudson, fatto che me lo rende interessante a prescindere.

In realtà la barca è solo un pretesto narrativo, il tema centrale è la definizione del concetto di qualità ma sono talmente tanti gli spunti di riflessione che il libro offre che andrebbe studiato più che letto.

Per ora mi sono accontentato di leggerlo, rimanendo decisamente estasiato di fronte a molte pagine. Se dovessi passare con la barca dalle parti della foce dell’Hudson, magari lo rileggo e lo studio a fondo!

E tu splendi – Giuseppe Catozzella

Non amo i romanzi scritti in prima persona con voce di bambino per l’inevitabile semplificazione sintattica che deve assumere la prosa per essere coerente. Amo leggere anche per il piacere di perdermi nella bellezza della lingua, cosa che nei racconti così impostati inevitabilmente si perde.

Invece alla fine ho apprezzato molto questo libro, soprattutto per l’abilità che ha avuto l’autore nel narrare le vicende personali del piccolo protagonista e le storie del paese della Basilicata dove si svolge la maggior parte dei fatti senza scadere in facili sentimentalismi.

Rivalità di bambini e di adulti, xenofobia, emigrazione, violenza, tradimenti, piccole mafie locali, dolore, corruzione, avidità e tanti altri aspetti della vita di provincia (e non solo).
Un romanzo semplice ma certo non superficiale.

La settimana bianca – Emmanuel Carrère

Decisamente Carrere dà il meglio di sé raccontando storie vere e non inventate come questo breve romanzo. Lo stile è quello suo solito e che amo molto, ma tutto l’insieme appare prevedibile e non riesce a coinvolgere.
Molto bravo l’autore a descrivere gli stati d’animo del piccolo protagonista, trasmettendo al lettore tutto il suo senso di angoscia.
Descrivere l’angoscia sembra essere una cosa che Carrere riesce a fare con particolare maestria: penso a quel gran suo libro che è L’avversario in cui il patos ha un ritmo costante e crescente, e dà un senso di tragica inevitabilità che sgomenta non meno della vicenda stessa.
Tutto sommato evitabile, visti i tanti altri bei libri che ha scritto.

Il cacciatore di corsari – Vindice Lecis


La differenza fra corsari e pirati, per quanto a volte non molto netta, è sconosciuta ai più. Entrambe le figure sono generalmente ricondotte all’iconografia hollywoodiana, tutta rum, pappagalli sulla spalla e caraibi. In realtà la “guerra di corsa” è stata combattuta per secoli nel Mediterraneo e nelle coste orientali dell’Atlantico da tutte le potenze antiche.

In questo romanzo, ambientato a cavallo tra la fine del Trecento e i primissimi anni del Quattrocento, si narra di scontri navali, incursioni e razzie per opera dei regni iberici (non ancora uniti fra loro) di quelli britannici e francesi e dei piccoli stati sardi detti giudicati, in seno alle guerre incessanti combattute fra di loro. Il tutto senza la fasulla vena di romanticismo propria dei film americani di genere.

Cosa siano stati i giudicati, a parte i sardi, credo siano in pochi a saperlo. Questo perché a scuola, quando si studia l’Italia medievale, viene dato risalto soprattutto ai comuni e alle signorie continentali. Tutt’al più si accenna alle cosiddette repubbliche marinare, senza spiegare bene l’enorme differenza di potenza e portata storica avuta da Venezia e Genova rispetto a Pisa o Amalfi.

Il libro si fa apprezzare per la descrizione delle battaglie navali e per la terminologia usata per indicare i diversi ruoli di marinai e militari del tempo, di tipi di imbarcazioni, e di armi o macchine da guerra. Termini ovviamente scomparsi e spesso completamente dimenticati: sopracomito, mangano, buonavoglia, clavario, verrettone, grisella, e tanti altri.

Un po’ confuso, invece, l’inquadramento storico generale per chi non ha già ben chiara la situazione geopolitica dell’epoca. Il lettore medio, categoria cui mi onoro di appartenere, avrebbe certo apprezzato qualche spiegazione in più a riguardo.

La teoria dei paesi vuoti – Mauro Daltin


Sono tanti i motivi per cui un paese o una cittadina vengono abbandonati da chi li abita: terremoti, alluvioni, progetti urbanistici strampalati, attività estrattiva che si esaurisce. Questo libro li elenca tutti spiegandoli bene, e lo fa con uno stile letterario di gran classe.

Posti un tempo ricchi di vita, di attività economiche, di fermento, divenuti, all’improvviso o lentamente, vuoti contenitori che le intemperie e la natura consumano giorno per giorno fino a distruggerli.

Non un saggio ma un piacevole racconto di viaggio: nello spazio, nel tempo, nella storia; ma anche dentro di sé.
La fine di un luogo come metafora dell’esistenza umana. L’oblio come destino ineluttabile.

Domani nella battaglia pensa a me – Javier Marías

Difficile esprimere un giudizio netto su questo libro. È un genere di romanzo che amo molto, quello in cui la trama fa quasi da sfondo a digressioni e riflessioni dell’autore che descrive così, con minuzia, quello che i suoi occhi e la sua mente percepiscono di una scena, di una persona, di un contesto. A patto, ovviamente, che si tratti di digressioni e riflessioni funzionali alla narrazione ma soprattutto interessanti.

Le prime e le ultime cinquanta pagine del libro sono davvero eccellenti: le prime catturano immediatamente, soprattutto cattura la mente fervida di chi le ha concepite; le ultime tengono appeso il lettore con una buona dose di suspense e alcuni colpi di scena che cambiano la prospettiva generale dei fatti e dei personaggi.

In mezzo, tante pagine davvero poco avvincenti, che si reggono grazie alla poderosa scrittura dell’autore ma che non coinvolgono, e a tratti sembrano quasi un esercizio di stile fine a se stesso.
Vince ma non convince, per usare una metafora sportiva.

Nuove parole di carta

Un nuovo libro, il terzo, per Piazza Grande.

La vela di Odessa. Una navigazione tra le acque e la storia del Mar Nero e dell’Egeo.

Una lunga navigazione in un mare ignorato dai diportisti, 3600 miglia circa, che mi ha condotto fino a Odessa, in Ucraina. Pensieri e piccole avventure con un occhio sempre rivolto alla storia e alla situazione sociale e politica dei paesi visitati.

Sono davvero soddisfatto del risultato di più due anni di studio, di navigazione e di scrittura
Può essere acquistato sul sito www.laveladiodessa.it o presso le seguenti librerie:

  • Clipper, Via Marcantonio Bragadin, 42 – Roma
  • Libreria del mare, Via Broletto, 28 – Milano
  • Libreria internazionale Il Mare, Via del Vantaggio, 19 – Roma
  • Libreria del viaggiatore, Via del Pellegrino, 165- Roma

Grazie e buona lettura!