Surfing d'altura

Partito lunedì intorno alle 13 dall’estremità sud della Calabria, alle 3 di mercoledì ho dato fondo nella rada davanti ad Argostoli,a Cefalonia. Entrare in porto col buio, la stanchezza e 35 nodi di vento non m’è sembrato il caso. Una dormita di poche ore, per recuperare un minimo di energià ed aspettare che sorga il sole.

La navigazione è stata a tratti dura, anche se il vento non è stato mai esagerato, arrivando di rado a sfiorare i 30 nodi, a volte al giardinetto altre al traverso, ed il mare, pur nell’ampio fetch fornito dallo Ionio, non ha mai superato il paio di metri d’onda. Tuttavia erano condizioni tutt’altro che rilassanti e sottocoperta anche mangiare un boccone constringeva sfoggiare grandi doti di equilibrismo.
Sicuramente è stata una divertentissima e lunga veleggiata, con la barca che surfava continuamente sull’onda raggiungendo e superando a volte la stratosferica velocità di 10 nodi, e regalando così splendide sensazioni stando al timone. Ma 38 ore in questo modo non sono una passeggiata.
Durante la navigazione è salito a bordo per cena un tonnetto di un paio di chili ed un altro, non identificato, ha preferito portarsi il pasto a casa sua. A navigare con me, Thomas, bravo ed imprescindibile; da solo non sare partito con queste previsioni meteo.
In banchina poche barche, pochissime, tra queste Mediterranea di Simone Perotti, che sta facendo un lungo giro per la  Grecia e che gentilmente mi prende le cime quando mi ormeggio proprio di fianco a lui. Poco dopo lo incontro di nuovo al bar, una birra ed un caffè insieme, lo lascio parlare, è un personaggio interessante, sicuramente uno che ha avuto il coraggio di fare una scelta di vita che spezza il vortice frenetico della vita metropolitana. Anch’io devo rallentare un po’, da quando sono partito non ho fatto che correre, in tutti i sensi.
Dogana, con agenti di Guardia Costiera gentili e competenti, poi finalmente nei polmoni l’aria, fantastica, di questo fantastico paese che è la Grecia. Oggi si inizia davvero!

Bastarda!

Bastarda è detta la corrente nello Stretto di Messina che va contraria al flusso principale e crea vortici e fa ribollire il mare. Eccola qua, proprio fra Scilla e Cariddi. Fra queste corrrenti ho passato le estati della mia infanzia, per molti anni, proprio sotto al pilone, allora funzionante, che trametteva energia elettrica fra le due sponde. Tornarci è sempre un piacere, ma anche un tuffo al cuore per le trasformazioni che questo posto ha subito. Allora c’erano ancora i gozzi dei pescatori alati ogni sera con verricelli a mano, quasi una scena di un romanzo di Verga. Oggi qualche chiosco con ombrelloni e sdraio a vendere a caro prezzo i pochi metri rimasti di arenile. Fa un po’ tristezza, anzi ne fa parecchia. Quanlcuno lo chiama progresso, altri degrado. Io propendo per la seconda, viste anche le condizione della spiaggia tutt’attorno alle aree a pagamento rigorosamente delimitate.
Ora in porto, fra il via vai incessante dei traghetti che fanno ribollire il mare peggio della bastarda. Però almeno ho fatto una doccia come si deve, che ogni tanto non guasta!

Chi ben comincia…

Prima giornata di navigazione decisamente positiva. Svegliato alle 6, partito alle 7, un paio d’ore di motore poi una lunga veleggata col gennaker fino a una decina di miglia da Palmarola, quando ho dovuto ammainarlo perche il vento era aumentato, la barca ogni tanto straorzava e il pilota automatico faticava a tenerla in rotta. Altre due ore a vele bianche, poi ho dato fondo davanti allo Spermaturo.
In rada, siamo solo io ed un catamarano, domani punto la prua verso Ischia, dove si mangia, si beve e si fischia!

Si salpi chi può!

No dico, la peggior primavera dal 1700 doveva capitare proprio quest’anno? Una mareggiata così sulle coste laziali a fine maggio non s’era mai vista e un’altra sventolata è prevista per la settimana prossima. E’ vero che la vela è soprattutto esercizio di pazienza, come insegnava Moitessier, ma qui si esagera!

Armiamoci e partite!

Dopo l’ultima e dolorosa defezione per cause di salute, l’equipaggio di Piazza Grande per il viaggio di andata si riduce al sottoscritto. Minni futtu, come dicono a Bergamo alta, e parto lo stesso, in solitario. Prua a est, direzione Istanbul, se ci arrivo bene, se non ci arrivo mi fermo prima e va bene lo stesso. Alla prima finestra di tempo buono della prossima settimana mollo gli ormeggi.

Shopping editoriale

Da sinistra a destra:

1) Novembre alle porte, Chaim Potok
Non ha bisogno di presentazioni, preso perchè spesso mi sento coccolato leggendo Potok. Servirà per le lunghe navigazioni, o per le notti in rada.

2) Mi chiamavano montanaro, Alex Bellini
L’ho sfogliato, puzza di ghost writer, ma il tizio mi sta simpatico per la sua caparbietà e poi la sua impresa, folle ma vera, rende il viaggio che sto per compiere molto ordinario, quindi rilassante.

3) P’aca y p’alla, Francesca Carignani.
E’ il nome della barca con cui Francesca va a zonzo per l’Egeo, il libro me l’ha dato lei, m’ha pure dato un po’ di dritte per la rotta, io in cambio le insegno la differenza fra il teflon e i taglieri Ikea.

4) Il mare di Icaro, Goran Schildt.
L’autore è un architetto finlandese che dalla fine degli anni ’40 ha navigato tutte le estati in Mediterraneo con la sua barca a vela. Di lui ho letto Vent’anni di Mediterraneo, uno splendido affresco su un mondo fatto di piccoli villaggi di pescatori divenuti poi negli anni centri vacanza strangolati dal turismo. M’è piaciuto talmente tanto che questo, appena pubblicato, l’ho preso ad occhi chiusi. Aprendolo mi sono accordo che parla di una navigazione verso Istanbul, perfetto quindi per me!