Remigio Zena

Remigio Zena è un giovane torinese cresciuto a Genova che insieme ad alcuni amici parte a bordo di Sfinge, una barca a vela di 12 metri, alla volta di Istanbul. Una meta inconsueta per un diportista dell’alto Tirreno, di solito li trovi a veleggiare fra l’arcipelago toscano e la Sardegna. Non si tratta del solito charter, la barca è di proprietà di uno di loro e a bordo ci sono anche alcuni velisti professionisti. Scendono lungo la Corsica, lo Stretto di Messina, poi Zacinto, il Peloponneso, i Dardanelli ed infine la meta, Costantinopoli. Già, Costantinopoli, non Istanbul, perchè questa bella navigazione, durata circa un mese, Remigio Zena l’ha fatta nel 1875, agli albori dello yachting, come si usava chiamarlo allora, e del tourismo, pardòn, turismo, come si usa chiamarlo oggi.

Ho comprato questo libro un paio di anni fa, quando già il tarlo di navigare fino al Bosforo mi rodeva dentro; preso e messo là, tra i tanti libri in attesa di essere letti. La lettura sorprende per la freschezza, lo stile molto informale, decisamente inconsueto per l’epoca, ed è anche molto interessante anche dal punto di vista del navigante: sebbene  Zena non sia un marinaio esperto, il suo resoconto delle giornate di bonaccia o di burrasca, l’elenco delle difficoltà e dei disagi patiti, le scelte di rotta effettuate, sono valide ancora oggi, 140 anni dopo. 140 anni, impressionante! La Turchia moderna di Ataturk era di là da venire, ben dieci lustri dopo, e il pascià ottomano regnava e si sollazzava nel suo harem, protetto dai giannizzeri nel suo palazzo bianco sulle rive del lato europeo della città.

140 anni dopo Remigio Zena, che in realtà si chiamava Gaspare Invrea ed assunse questo pseudonimo per questa ed altre sue pubblicazioni, eccomi qua, con una barca di dimensioni analoghe ma sicuramente attrezzata in modo più confortevole, pronto, o quasi, a salpare per la medesima destinazione. Porterò con me questo libro, ovviamente non solo questo, sicuro che ne sfoglierò di nuovo le pagine durante le settimane di navigazione. Troverò un mondo
diverso, ma il vento che gonfierà le mie vele sara lo stesso ed il mare, ne sono certo, mi riempirà come sempre il
cuore di gioia.

Working hard

Sto workando hard, molto hard, anzi mi sto facendo proprio un work grosso così. Ma da un paio di giorni vacillo, attorniato come sono da mille difficoltà e con solo due braccia ed una testa per affrontarle. Non demordo, ci mancherebbe, ma quant’è dura perseguire tenacemente i propri sogni, senza quasi il tempo per cenare o fare una doccia, con un solo, unico, irrinunciabile obiettivo: partire.

Il motore della vela

Accarezzato da un inaspettato tepore primaverile, mentre in città partiva il solito sgrullone di mezzodì, ho terminato il tagliando al motore. Cambiati i filtri nafta e olio. Smontato e pulito a fondo il prefiltro Racor compresa sostituzione del filtro interno in carta. Cambiato l’olio motore. Cambiato l’olio al piede. Queste due operazioni hano determinato un certo inzaccheramento della sentia, poi accuratamente lavata con acqua dolce e sapone. Pulito il filtro dell’aria. Sostituita la girante. Serrate tutte le fascette (ammazza quante sono!).
Ma perchè hanno il motore se sono barche a vela?

Non se ne può più!

Lavori a rilento per colpa di questo tempo autunnale in primavera, senso di impotenza guardando fuori dalla finestra. In mare accettare che sia la natura a comandare le nostre vite è più facile che in città, soprattutto quando la lista del to-do è chilometrica e per quanto sia stato tutto programmato con largo anticipo, le settimane di pioggia che si sono susseguite negli ultimi due mesi hanno finito per concentrare tanti lavori a ridosso, o quasi, della partenza. Si può solo pazientare, ma inizio anche a scalpitare!

Supporto ciambella fai da me


Alzi la mano chi non ha mai combattuto col supporto della ciambella! Hai voglia a stringere, a mettere nastri adesivi vari, pezzi di camera d’aria, lui continuerà imperterrito a ruotare (il braccio di leva è tremendamente lungo) e tu a serrare i bulloncini, ancora e di nuovo fino a quando l’anello debole della catena, il pezzetto di plastica sagomato che contiene i dadini, si spaccherà irrimediabilmente. Tu però non vuoi cedere e comprarne uno nuovo, non per altro, perchè sai che farlo non risolverà il problema, ricomincerai di nuovo a stringere e mettere pezzi di gomma per ritrovarti rapidamente, ancora una volta, nel loop maledetto.
Oggi ho tentato una strada nuova, risolutiva, me lo sento. Con un pezzetto di legno riciclato e opportunamente trattato con impregnante, ho messo fine alla rotazione del punto di serraggio sul pulpito. E’ bastato comprare due ponticelli inox, il resto è stato solo lavoro di precisione, altissima precisione. E’ fisso, è solido e quel pezzetto di legno da anche un tono retrò a tutta la faccenda.
Sono soddisfatto e felice. Sì, felice di aver risolto uno degli annosi problemi che affligono l’umanità!

Traversata del Mar Ionio, da Itaca a Reggio Calabria

Salpare da Itaca è diverso che farlo da un posto qualsiasi, ha un sapore particolare, senti tutto il peso della storia, del mito omerico, percepisci nell’aria l’eco di navigazioni antichissime fatte con imbarcazioni e strumenti che avevano spesso nella sorte la maggiore, se non unica, garanzia di successo. Forse anche per liberarci un poco di questo ingombrante fardello, noi velisti moderni, che andiamo per mare per piacere ma anche un po’ per necessità seppure interiore, cerchiamo certezze nella tecnologia prima di prendere il mare, soprattutto per rotte abbastanza impegnative per il diportista medio.


Partiamo, il mio amico Dante ed io, la mattina presto, verso le sei, con ancora in bocca il sapore dell’ultima moussaka gustata la sera prima in una taverna del porto. Poche miglia a motore per scapolare le ultime propaggini dell’isola e subito agganciamo il vento previsto, 20 nodi da nord che dovrebbero accompagnarci per circa 24 ore. La barca prende immediatamente il passo, l’andatura è di bolina larga, filiamo oltre i 7 nodi; per 11 metri sono una velocità di tutto rispetto. Una volta regolato il pilota automatico, non ci resta altro da fare che goderci la navigazione. L’indomani all’alba, come previsto il vento cala progressivamente fino a costringerci ad accendere il motore. Abbiamo percorso circa 140 miglia nelle 24 ore, una media che d’ora in avanti inevitabilmente si abbasserà.


Accompagnati dal pigro scoppiettare dell’entrobordo, attraversiamo uno Ionio sempre più abbonacciato, a tratti uno specchio oleoso che riflette fastidiosamente i raggi del sole. Il caldo si fa sentire, decidiamo di fermarci, filare una cima a poppa legata ad un parabordo e farci un bagno. Lo scenario deserto, l’azzurro di cielo e mare e i 3000 metri d’acqua sotto di noi contribuiscono a rendere emozionante il momento. Nel pomeriggio quattro piccoli totani decidono di saltare a bordo, forse per sfuggire ad un predatore. Purtroppo per loro sono finiti nel posto sbagliato, li invitiamo a cena; un filo d’olio, uno spicchio d’aglio, qualche pomodorino ed il sugo per gli spaghetti è pronto in pochi minuti.

Poco prima dell’alba del terzo giorno, come previsto dal Grib, ormai vecchio di due giorni, il vento riprende. Si intravedono in lontananza le luci della costa calabrese, abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare prima di arrivare, ci sono diverse miglia doppiato capo Spartivento. Il traffico sostenuto di navi, che fin’ora era stato praticamente inesistente, ci impone la massima attenzione. Il vento, invece, sparandoci 20 nodi abbondanti di prua, ci impone di bordeggiare per qualche ora. Poco male, si tratta di una situazione divertente e sostanzialmente tranquilla, siamo riposati malgrado i due giorni di mare, possiamo permettercelo.

Alle 13 circa entriamo nel porto di Reggio Calabria, tutto è andato perfettamente, tutto è stato secondo le previsioni. Lo scenario dello Stretto di Messina fa da sfondo al nostro arrivo, al termine di questa navigazione che è partita da un luogo mitico, Itaca, e finisce in un luogo non meno mitico, quel tratto di mare fra Scilla e Cariddi che pure Ulisse percorse nel racconto omerico. Siamo soddisfatti e felici, inebriati dall’odore del mare, l’odore di questo Mediterraneo che in ogni suo angolo profuma di storia e cultura millenarie.


Agosto 2012