AIS montato (e funzionante) su Piazza Grande

La pioggia che picchietta in coperta, la temperatura improvvisamente volta verso il basso, il tambuccio serrato per non disperdere il calore accumulato all’interno. Le condizioni atmosferiche non consentono di lavorare in coperta, e sì che da fare ne avrei, ma non spreco il tempo a bordo e mi do da fare sottocoperta. Finalmente sono riuscito a far funzionare come si deve l’AIS con il software di navigazione. Fantastico, ho preso navi a 25 miglia e fari a più di 250! Lo scatolotto che si collega al PC l’ho montanto con uno splitter che con la stessa antenna alimenta anche il VHF e la radio AM/FM. Pare funzionare in modo eccellente, alcuni velisti lamentavano cadute di segnale, non sembra il mio caso.
Beh, questa è fatta, anche oggi il lavoretto quotidiano, anche oggi un passetto verso la prossima navigazione.

Italiani, greci, una faccia, una razza!

Italiano? Sì! Italiani, greci, una faccia, una razza! Ecco, se non me l’avessero detto almeno una volta, sarei tornato a casa dalla Grecia scontento. A togliermi la soddisfazione ha pensato un simpatico vecchietto che mi ha visto passeggiare sotto al suo balcone affacciato sul porticciolo di Kalamos, una delle tante isolette che madre natura si è divertita a disseminare a est e a ovest del Peloponneso.  Più che un isola, un ricamo roccioso, un filo fuori delle rotte classiche dei nugoli di charter che soli o in flottiglia invadono lo Ionio orientale in estate.
 Entrando in porto, appena lasciato a sinistra il fanale rosso, la figura corpulenta di George si sbraccia per farsi notare; mi indica a gesti dove ormeggiare e prontamente raccoglie le mie cime quando gliele lancio. L’ormeggio è gratis, se voglio posso andare a cena al ristorante che lui, casualmente, gestisce: una graziosa taverna sospesa fra il molo e una  piccola spiaggetta di ciottoli. Ma sì, perchè no, è un invito, non una minaccia velata come capita a volte in altri luoghi al malcapitato velista.
Malgrado l’affollamento, innegabile in piena stagione, il versante greco dello Ionio riesce comunque a sorprendere e ad offrire angoli di tranquillità estrema se non addirittura di solitudine totale.  Basta cercare un po’, gironzolare fra le isole e le loro mille baie, scartare quelle arcinote e quelle almeno teoricamente superprotette, osare un poco, dare fondo all’ancora in qualche metro in più, sistemarsi saldamente con una cima a terra, ed il gioco è fatto. Il piccolo supplemento di fatica è ampiamente ripagato dall’atmosfera di magia che solo il silenzio, rotto unicamente dallo sciabordio del mare sullo scafo, è in grado di offrire.
Un occhio al meteo e alla carta nautica è doveroso. Per quanto in estate il vento segua uno schema fisso, mattino debole da sud, pomeriggio fresco da nord-nordovest, le sorprese sono sempre  in agguato. Lungo il profilo delle isole il vento spesso si incanala aumentando di intensità anche in modo notevole. Inoltre non sempre il fondale ha quote adatte all’ancoraggio, meglio controllare in anticipo che meteo e batimetrica possano consentire una notte tranquilla alla fonda.
Di fronte a Kalamos, a poche centinaia di metri nel punto più stretto, Kastos; ancora più piccola, ancora più traquilla, ancora più incantevole. Un molo in grado di offrire ridosso solamente a poche barche, un paio di taverne, una delle quali dentro un antico mulino, un pugno di case abitate in inverno da poche dozzine di persone.  Ci si sente sospesi, fuori dal mondo, fuori dal tempo.
Ma è tempo di fare rotta a sud ovest, in direzione di Atokos, praticamente un cono montagnoso che si erge dal mare. Un isola disabitata in teoria, in realtà presa d’assalto dai charter che cercavamo disperatamente di sfuggire. Delle due rade dove è possibile calare l’ancora, una è impraticabile per il vento, l’altra per eccessivo affollamento. Giusto un’annusata e via, proseguendo per poche miglia sulla stessa rotta c’è lei, il simbolo, il mito Omerico che aleggia ovunque: Itaca.
 Il vento, come da copione, è rinfrescato, un paio di bordi piacevoli e divertenti, e c’è Kioni, una delle mete dell’isola di Ulisse più conosciute ai diportisti. Siamo lontani dalla quiete dei luoghi che abbiamo lasciato alle spalle, ma l’atmosfera è comunque piacevole, c’è affollamento ma non confusione, non troppa almeno. 
Si ormeggia  con ancora di prua e cime assicurate ad una roccia a strapiombo sul mare, come da uso locale. La luna sorge e illumina la baia, il suo riverbero si mescola alle luci di fonda delle tante barche in rada.
Chiuso il tambuccio, resta solo l’eco ovattato del vociare scomposto degli ultimi avventori dei bar del porto.

Agosto 2012

Divisorio del gavone di prua

Se le cose dentro il gavone ballano, si mettono in condizione di non ballare più. Semplice, no?
Due pezzacci di legno rimediati in cantina, un avanzo di impregnante e qualche ora di lavoro. Qualche ora, non dieci minuti come la semplicità visuale induce a pensare. Vuoi per la scomodità endemica di qualunque lavoro si faccia a bordo, vuoi per l’implicito obbligo di tendere alla perfezione che prende puntualmente la vil razza dei bricoleur nautici, alla fine è andato via un mezzo pomeriggio. Però è carino e funzionale, malgrado l’aspetto da steccato dei cavalli in un ranch texano.
Il tutto condito da un pallido sole che a metà giornata ha stiepidito l’aria dando un timidissimo assaggio della primavera ventura. Per la prima volta da non so quando ho aperto i passauomo per far circolare l’aria non per cambiarla ma per stare più fresco. Domani, pare, sarà anche meglio.
Avanti il prossimo; lavoro. La giornata anche oggi l’ho fatta!

Il grigio che rasserena

Le giornate grigie senza pioggia e senza vento hanno un loro perchè. A me infondono calma, tranquillità, specialmente al mare, ma anche accontentandosi di Fiumara se ne può ricavare qualche effetto benefico. Pontile deserto, silenzio, ogni tanto lo splash prodotto dall’ammaraggio di qualche grosso uccello dei tanti che frequentano la foce del fiume, un cefalo che guizza fuori dall’acqua, un’anatra che starnazza per radunare la cucciolata. Anche la temperatura è stata più mite che nei giorni passati. Ne ho approfittato per tirare fuori tutta la catena dell’ancora dal gavone, sciacquarla per benino con l’acqua dolce e dargli una controllata. Non è al top della sua forma, potrebbe essere l’occasione per dotarsi di quei 20 metri in più che la scorsa estate un paio di volte mi sono mancati. Sto valutando, gli effetti benefici e soprattutto i costi. Perchè a differenza delle giornata grigie senza pioggia e senza vento, qui gli effetti benefici si pagano.

A job a day…

An apple a day… ecc. ecc. La pratica quotidiana di attività sane giova al corpo e allo spirito, è cosa nota, cognita, per dirla alla Camilleri, e tra le attività che più giovano a se stessi c’è quella di prendersi cura delle persone e delle cose che si amano. Come coccolo la mia amante? Curandola amorevolmente, con manutenzione, riparazioni e migliorie. Ieri è stata la volta della presa banchina sullo specchio di poppa. Quella vecchia aveva lo sportelletto mezzo rotto, in un paio d’ore l’ho tolta e ho montato la nuova sigillando tutto bene con il silicone. Oggi invece ho comprato su ebay a prezzo stracciato un bel Navtex, indispensabile per avere la certezza di previsioni meteo in assenza di segnale Internet. Ho fatto del bene a lei, ma soprattutto ho fatto del bene a me, piccole azioni, grandi effetti.

Anno nuovo, rotta nuova

Doppiata la boa di fine 2012, è tempo di volgere la prua verso la crociera che sarà. Lo so, manca ancora un sacco di tempo, ma il tempo vola anziché navigare lentamente a vela, e Piazza Grande è avida di lavoretti da fare, strappetti da cucire, ritocchini da spennellare, modifichette da modificare.
Ho fatto un lista, divisa per categoria (riparazioni, migliorie, manutenzione), assegnando valori di priorità ed ipotizzando un costo minimo e massimo. Quando ho fatto il totale m’è venuto da piangere. Per fortuna era il totale dei costi minimi, le lacrime m’hanno annebbiato la vista mi e non ho visto il totale dei massimi; se l’avessi fatto mi sarebbe preso un colpo.
Comunque sia, farò tutte le cose cui ho dato priorità assoluta, ovvero tutto ciò che concerne la sicurezza della navigazione, il resto sarà quel che sarà. Al lavoro!
Buon anno, buon vento.

La vera storia del pirata Long John Silver – Björn Larsson‎

Il romanzo di un romanzo, la biografia di un personaggio inventato dalla penna di Stevenson e reso affascinante dalla prosa eccellente di Larsson. Il vecchio pirata che sceglie di narrarsi, raccontare la sua esistenza turbolenta, le sue scelte esistenziali, a volte frutto di eventi casuali, altre percorso logico di un carattere indomabile. Le vicende di un uomo ma anche di un’epoca, un racconto storico ed un eccellente saggio sulla marineria antica. Ci sono la gamba di legno ed il pappagallo parlante, ma sono le uniche concessioni all’iconografia stereotipata del pirata (a proposito, lo stereotipo è proprio dal Long John Silver dell’Isola del tesoro che è nato), per il resto c’è una narrazione avvincente, fatta di descrizioni accurate e dialoghi molti acuti.

La scelta di Reuven – Chaim Potok

E’ il quarto libro di Potok che leggo, probabilmente non meno bello degli altri che mi avevano fatto gridare al capolavoro, ma sostanzialmente a quelli uguale nello stile e nel contenuto. La storia è più o meno la stessa: un giovane brillante e dotato di intelligenza fuori del comune, incline al dubbio piuttosto che al dogma e per questo osteggiato dai bigotti della propria religione, il quale si ritrova dinnanzi all’annosa scelta di soccombere o lottare per essere se stesso. M’è piaciuto, ma non m’ha avvinto, ad ogni pagina avevo l’impressione di averlo già letto. Fra l’altro, tutto questo discorrere di testi sacri e loro interpretazione, a me che considero bibbie, torah e corani vari un fastello di cazzate che ingannano e soggiogano l’umanità da qualche millennio, alla fine risulta pure un filino noioso. Per fortuna si parla anche parecchio di psicoterapia, argomento che trovo molto di più interessante della religione.
Leggetelo se non avete letto altro di Potok, anzi leggete assolutamente qualcosa di Potok perchè è sicuramente un grandissimo autore. Forse quello dei quattro che mi è piaciuto di più è In principio, non fatevi spaventare dalla mole, sono 6/700 pagine che scorrono via che è una bellezza.

Il danno – Josephine Hart

Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere. È la sopravvivenza che le rende tali, perché non hanno pietà. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro.

Preso casualmente di seconda mano su una bancarella, su consiglio di un amico, in cambio di  un euro e poi rimasto a giacere nella piletta dei libri da leggere per parecchi mesi.

Bello, decisamente bello. E’ la storia di una passione più che travolgente, devastante, come solo certe passioni amorose riescono ad essere. Chi ne ha vissuta una sa cosa vuol dire.

Ben scritto, offre riflessioni interessanti e altre ne induce. Un romanzo che prende allo stomaco, come la passione, appunto.

Cattedrale – Raymond Carver

Carver è fantastico e ve lo dice uno che non ama molto i racconti. Fantastica è la sua capacità di fissare su carta istantanee di vita quotidiana della provincia americana, quella che si arrabbatta per vivere, che non ha soldi nè cultura, nè una vita in qualche modo interessante. I suoi personaggi sono l’antitesi dell’american dream, sono il dolore del fallimento, a volte senza nemmeno la consapevolezza dello squallore che ne consegue. Non si venga a menarla sullo stile: qualunque ricercatezza linguistica striderebbe terribilmente con l’ambientazione dei suoi racconti, qualunque artificio letterario ne eleverebbe indebitamente i protagonisti dall’ordinarietà delle loro esistenze quotidiane a qualcosa che essi stessi non sono riusciti ad essere. Carver fotografa, non giudica, non fa introspezione nè analisi sociologica, almeno non apertamente. Ma questo suo apparente tacere dice molto di più di quanto molte penne illustri di là dell’Atlantico si sforzano vanamente di dire. Carver cattura l’attenzione del lettore senza mettere in scena eroi, veri o fasulli che siano, ci parla piuttosto di noi, di ciò che siamo o avremmo potuto essere se qualcosa non fosse andata per il verso giusto. Leggetelo se volete capire, se volete capirvi.