Italiani, greci, una faccia, una razza!

Italiano? Sì! Italiani, greci, una faccia, una razza! Ecco, se non me l’avessero detto almeno una volta, sarei tornato a casa dalla Grecia scontento. A togliermi la soddisfazione ha pensato un simpatico vecchietto che mi ha visto passeggiare sotto al suo balcone affacciato sul porticciolo di Kalamos, una delle tante isolette che madre natura si è divertita a disseminare a est e a ovest del Peloponneso.  Più che un isola, un ricamo roccioso, un filo fuori delle rotte classiche dei nugoli di charter che soli o in flottiglia invadono lo Ionio orientale in estate.
 Entrando in porto, appena lasciato a sinistra il fanale rosso, la figura corpulenta di George si sbraccia per farsi notare; mi indica a gesti dove ormeggiare e prontamente raccoglie le mie cime quando gliele lancio. L’ormeggio è gratis, se voglio posso andare a cena al ristorante che lui, casualmente, gestisce: una graziosa taverna sospesa fra il molo e una  piccola spiaggetta di ciottoli. Ma sì, perchè no, è un invito, non una minaccia velata come capita a volte in altri luoghi al malcapitato velista.
Malgrado l’affollamento, innegabile in piena stagione, il versante greco dello Ionio riesce comunque a sorprendere e ad offrire angoli di tranquillità estrema se non addirittura di solitudine totale.  Basta cercare un po’, gironzolare fra le isole e le loro mille baie, scartare quelle arcinote e quelle almeno teoricamente superprotette, osare un poco, dare fondo all’ancora in qualche metro in più, sistemarsi saldamente con una cima a terra, ed il gioco è fatto. Il piccolo supplemento di fatica è ampiamente ripagato dall’atmosfera di magia che solo il silenzio, rotto unicamente dallo sciabordio del mare sullo scafo, è in grado di offrire.
Un occhio al meteo e alla carta nautica è doveroso. Per quanto in estate il vento segua uno schema fisso, mattino debole da sud, pomeriggio fresco da nord-nordovest, le sorprese sono sempre  in agguato. Lungo il profilo delle isole il vento spesso si incanala aumentando di intensità anche in modo notevole. Inoltre non sempre il fondale ha quote adatte all’ancoraggio, meglio controllare in anticipo che meteo e batimetrica possano consentire una notte tranquilla alla fonda.
Di fronte a Kalamos, a poche centinaia di metri nel punto più stretto, Kastos; ancora più piccola, ancora più traquilla, ancora più incantevole. Un molo in grado di offrire ridosso solamente a poche barche, un paio di taverne, una delle quali dentro un antico mulino, un pugno di case abitate in inverno da poche dozzine di persone.  Ci si sente sospesi, fuori dal mondo, fuori dal tempo.
Ma è tempo di fare rotta a sud ovest, in direzione di Atokos, praticamente un cono montagnoso che si erge dal mare. Un isola disabitata in teoria, in realtà presa d’assalto dai charter che cercavamo disperatamente di sfuggire. Delle due rade dove è possibile calare l’ancora, una è impraticabile per il vento, l’altra per eccessivo affollamento. Giusto un’annusata e via, proseguendo per poche miglia sulla stessa rotta c’è lei, il simbolo, il mito Omerico che aleggia ovunque: Itaca.
 Il vento, come da copione, è rinfrescato, un paio di bordi piacevoli e divertenti, e c’è Kioni, una delle mete dell’isola di Ulisse più conosciute ai diportisti. Siamo lontani dalla quiete dei luoghi che abbiamo lasciato alle spalle, ma l’atmosfera è comunque piacevole, c’è affollamento ma non confusione, non troppa almeno. 
Si ormeggia  con ancora di prua e cime assicurate ad una roccia a strapiombo sul mare, come da uso locale. La luna sorge e illumina la baia, il suo riverbero si mescola alle luci di fonda delle tante barche in rada.
Chiuso il tambuccio, resta solo l’eco ovattato del vociare scomposto degli ultimi avventori dei bar del porto.

Agosto 2012

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