Il cacciatore di corsari – Vindice Lecis


La differenza fra corsari e pirati, per quanto a volte non molto netta, è sconosciuta ai più. Entrambe le figure sono generalmente ricondotte all’iconografia hollywoodiana, tutta rum, pappagalli sulla spalla e caraibi. In realtà la “guerra di corsa” è stata combattuta per secoli nel Mediterraneo e nelle coste orientali dell’Atlantico da tutte le potenze antiche.

In questo romanzo, ambientato a cavallo tra la fine del Trecento e i primissimi anni del Quattrocento, si narra di scontri navali, incursioni e razzie per opera dei regni iberici (non ancora uniti fra loro) di quelli britannici e francesi e dei piccoli stati sardi detti giudicati, in seno alle guerre incessanti combattute fra di loro. Il tutto senza la fasulla vena di romanticismo propria dei film americani di genere.

Cosa siano stati i giudicati, a parte i sardi, credo siano in pochi a saperlo. Questo perché a scuola, quando si studia l’Italia medievale, viene dato risalto soprattutto ai comuni e alle signorie continentali. Tutt’al più si accenna alle cosiddette repubbliche marinare, senza spiegare bene l’enorme differenza di potenza e portata storica avuta da Venezia e Genova rispetto a Pisa o Amalfi.

Il libro si fa apprezzare per la descrizione delle battaglie navali e per la terminologia usata per indicare i diversi ruoli di marinai e militari del tempo, di tipi di imbarcazioni, e di armi o macchine da guerra. Termini ovviamente scomparsi e spesso completamente dimenticati: sopracomito, mangano, buonavoglia, clavario, verrettone, grisella, e tanti altri.

Un po’ confuso, invece, l’inquadramento storico generale per chi non ha già ben chiara la situazione geopolitica dell’epoca. Il lettore medio, categoria cui mi onoro di appartenere, avrebbe certo apprezzato qualche spiegazione in più a riguardo.

La sindrome degli antenati – Anne Anceline Schützenberger

Un libro interessante che spiega come traumi e nevrosi possano trasmettersi inconsapevolmente di generazione in generazione e “contagiare”, anche a distanza di decenni o addirittura secoli.
Se si tratti di una questione educativo-comportamentale o neuronale non è del tutto chiaro neppure all’autrice, una famosa psicoterapeuta francese morta centenaria un paio di anni fa.
Al concetto di inconscio collettivo già formulato da Jung, la Schützenberger affianca quello di inconscio familiare, che sostiene condurre al ripetersi ciclico di meccanismi psicodinamici in ambito genealogico.
Gli esempi riportati sono moltissimi e destano certamente curiosità. Molti anche gli spunti per capire meglio se stessi, che non guasta mai.

Retrotopia – Zygmunt Bauman

Geniale il neologismo che dà il titolo all’opera, ovvero un passato ideale che spesso non è mai esistito.
Nei periodi di crisi economica o sociale, quando il futuro da opportunità di migliorarsi si trasforma in timore di peggiorare la propria condizione, si tende a idealizzare i tempi andati e proporli come ricetta per risolvere il presente. Ovviamente dimenticando (o, in qualche caso, fingendo di non sapere) tutto il brutto che con il passato ci siamo lasciati alle spalle.
È il meccanismo alla base del sovranismo di questi anni, che porta ad esempio a rivalutare il fascismo, minimizzandone le tragiche conseguenze e attribuendogli riforme o iniziative che non ha mai realizzato.
Come nota Baumann stesso in questo saggio, il Novecento è iniziato guardando avanti – si pensi al Futurismo – e si è chiuso guardando indietro. Se ciò sia un bene, è una domanda che fa quasi sorridere.

Non c’è fede che tenga – Cinzia Sciuto

Poche volte in vita mia ho rilevato un’adesione tanto profonda tra il mio pensiero e quello espresso in un libro.

Il laicismo quale unica via per il rispetto completo e reale dell’individuo, ma soprattutto il diritto dei singoli al di sopra delle regole dei gruppi e delle comunità di appartenenza di ciascuno. In altri termini, il patto politico-legislativo, base degli Stati sovrani, applicato realmente e senza eccezioni, soprattutto nei confronti delle associazioni religiose, la cui etica viene altrimenti posta al di sopra dei valori universali.

L’identità collettiva mostrata per quello che quasi sempre è: una patacca la cui definizione si fonda spesso sull’esaltazione di un passato mai esistito. Il multiculturalismo visto come una sorta di segregazionismo o autosegregazionismo perché imprigiona le persone all’interno dei gruppi di nascita.

L’uomo al centro di tutto. Fallace, certo, ma almeno libero di evolversi e non condannato a restare per sempre ciò che non è.

Oriente e Occidente, massa e individuo – Federico Rampini

Mi piace molto Rampini, forse per questo avevo aspettative un po’ alte su questo libro. Interessantissimo il tema, il confronto millenario fra Oriente e Occidente, dal punto di vista culturale, sociale e politico. Aspettative in parte deluse: se da un lato ci sono alcuni capitoli molto acuti per l’analisi e la visione generale della questione, dall’altra molte pagine sembrano scritte un po’ frettolosamente e offrono una panoramica tanto veloce e generale di alcuni argomenti da risultare superficiali.
Vero è pure che per approfondirli tutti ci sarebbe voluta un’enciclopedia.
Quello che emerge chiaro da questo libro è che la schiacciante superiorità economica e militare dell’Occidente è relativamente recente (alcuni secoli, e per grossa parte dovuta al saccheggio delle colonie dalla fine del Medioevo in poi) e che probabilmente siamo davvero prossimi a un riequilibrio, cui la pandemia sta forse dando un’accelerazione.

Helgoland – Carlo Rovelli

Partendo da una remota isola del Mare del Nord, l’autore racconta la storia della genesi e dell’evoluzione della teoria dei quanti in modo abbastanza semplice, almeno nei limiti concessi della enorme complessità della teoria stessa.
L’ho preso perché di meccanica quantistica ho sempre saputo meno di zero e ora, grazie a questo libro, qualcosa l’ho compresa, almeno di cosa si tratta per sommi capi (visto il mio personale punto di partenza mi ritengo soddisfatto).
Il libro è davvero ben scritto – Rovelli maneggia la lingua italiana in modo eccellente – e non è assolutamente un manuale di fisica. Piuttosto un trattato divulgativo di filosofia, a riprova di quanto le scienze umanistiche siano strettamente connesse con la fisica.
Comunque, Schrödinger il gatto nella stanza non ce l’ha mai messo veramente!

La società signorile di massa – Luca Ricolfi

Nell’accezione storica una società signorile è quella impostata su una grande maggioranza di individui che lavora con paghe basse o da fame per permettere a una piccola e facoltosa minoranza di concedersi agi e lussi, o semplicemente i consumi, senza guadagnarseli con il proprio lavoro diretto.

La tesi di questo libro è che in Italia il sistema signorile si è esteso alla maggioranza degli individui. L’idea sembra riprendere il concetto sviluppato anni fa dalla sociologia americana del terzo/due terzi (due terzi di società ricca, un terzo di società povera); che però, lavoravano entrambi.

La novità, secondo l’autore, sta nel fatto che nel nostro paese, unico tra tutte le nazioni, le posizioni di privilegio si basano sulla rendita e non sul lavoro. Un dato significativo: il numero occupati è intorno al 45% della forza lavoro, la maggior parte degli italiani, quindi, vive senza lavorare. E non in miseria, dato che sotto l’indice di povertà ci sta solo il 5%, immigrati inclusi (che costituiscono ovviamente la maggioranza di quest’ultimo gruppo).

Il libro spiega dettagliatamente la teoria, e lo fa in modo assolutamente documentato e convincente. Impossibile riassumerla in poche righe e comunque non avrebbe senso farlo qui. Fornisce inoltre un’analisi impietosa della situazione dei giovani e delle prospettive loro e dell’Italia tutta.

Dice anche tantissime altre cose molto interessanti, con l’imparzialità dello studioso. Dovrebbero leggerlo i nostri politici per capire che continuare a parlare di Nutella e rosari ci porterà, neanche troppo tardi, alla rovina. Ma possiamo scommettere che non lo faranno.

Possiamo però leggerlo noi, per capire, per non abboccare. E per tornare a parlare di politica con serietà e cognizione e non con l’enfasi cieca dei tifosi da stadio.

Chi volesse farsi un’idea, qui trova una bella intervista all’autore: https://luz.it/spns_article/intervista-luca-ricolfi-societa-signorile-massa/

La teoria dei paesi vuoti – Mauro Daltin


Sono tanti i motivi per cui un paese o una cittadina vengono abbandonati da chi li abita: terremoti, alluvioni, progetti urbanistici strampalati, attività estrattiva che si esaurisce. Questo libro li elenca tutti spiegandoli bene, e lo fa con uno stile letterario di gran classe.

Posti un tempo ricchi di vita, di attività economiche, di fermento, divenuti, all’improvviso o lentamente, vuoti contenitori che le intemperie e la natura consumano giorno per giorno fino a distruggerli.

Non un saggio ma un piacevole racconto di viaggio: nello spazio, nel tempo, nella storia; ma anche dentro di sé.
La fine di un luogo come metafora dell’esistenza umana. L’oblio come destino ineluttabile.

Domani nella battaglia pensa a me – Javier Marías

Difficile esprimere un giudizio netto su questo libro. È un genere di romanzo che amo molto, quello in cui la trama fa quasi da sfondo a digressioni e riflessioni dell’autore che descrive così, con minuzia, quello che i suoi occhi e la sua mente percepiscono di una scena, di una persona, di un contesto. A patto, ovviamente, che si tratti di digressioni e riflessioni funzionali alla narrazione ma soprattutto interessanti.

Le prime e le ultime cinquanta pagine del libro sono davvero eccellenti: le prime catturano immediatamente, soprattutto cattura la mente fervida di chi le ha concepite; le ultime tengono appeso il lettore con una buona dose di suspense e alcuni colpi di scena che cambiano la prospettiva generale dei fatti e dei personaggi.

In mezzo, tante pagine davvero poco avvincenti, che si reggono grazie alla poderosa scrittura dell’autore ma che non coinvolgono, e a tratti sembrano quasi un esercizio di stile fine a se stesso.
Vince ma non convince, per usare una metafora sportiva.