Giuda – Amos Oz


Una delle mie rare riletture, ma il romanzo merita davvero.

Una rivisitazione della figura di Giuda, visto da una prospettiva diversa da quella tramandata nei secoli, e messo in parallelo con un personaggio di fantasia che duemila anni dopo, nella stessa terra, viene accusato di tradimento per aver promosso una coesistenza pacifica fra arabi ed ebrei.

Il traditore visto non semplicemente come quello che rompe i patti per mero e banale tornaconto personale ma come colui che cerca vie nuove in aperta rottura con la tradizione o con il pensiero imperante.

Il consueto stile elegante di Oz in un libro che nei diversi piani di lettura affascina dalla prima all’ultima pagina.

Dopo le fiamme – Fernando Aramburu

Dopo Patria, ad Aramburu firmo qualunque cambiale in bianco. È straordinaria la sua capacità di creare tensione emotiva nel lettore e lasciarla crescere lentamente in una direzione che è tanto evidente quanto ineluttabile.

Nel mondo che descrive sono tutti vittime: gli obiettivi degli attentati, gli esecutori, ma anche, e soprattutto, la popolazione basca nel suo insieme, stritolata in un nazionalismo esasperato e atroce le cui regole somigliano più a quelle mafiose che a un sano patriottismo.

Non un romanzo, questa volta, ma un insieme di racconti che descrivono in diverse sfaccettature e da diversi angoli di vista la realtà che si determina a seguito di una violenza e che anche dopo anni persiste nelle ferite indelebili che lascia nelle persone sopravvissute.
Bello, davvero bello.

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli) – Diego de Silva

Ultimo, in ordine cronologico, episodio della saga dell’avvocato Vincenzo Malinconico. Forse lontano dalle vette di acume e ironia del primo libro, ma decisamente piacevole e divertente da leggere.
Disavventure e vita quotidiana di un uomo che non teme di mostrare a se stesso le proprie umane debolezze. Un perdente di successo, uno che ci ricorda che forse mediocri, o almeno vulnerabili, lo siamo un po’ tutti, e non per questo dobbiamo disprezzarci o sentirci inadeguati.
Un filosofo di strada che con le sue profonde e spesso esilaranti riflessioni ci aiuta a sopravvivere nella giungla cittadina; perché combatte, non si arrende e anche quando il suo cinismo ha la meglio resta sempre aperta la porta della speranza

Scherzetto – Domenico Starnone

Un anziano artista e il nipote, un bimbo di quattro anni, si ritrovano a passare tre giorni da soli, per lo più chiusi in casa. Inizialmente confrontandosi, finiscono con il fronteggiarsi apertamente manifestando una reciproca insofferenza che cela uno scontro generazionale ma anche esistenziale.
Indubbiamente ben scritto e ben strutturato, il romanzo manca di pathos, e offre al lettore situazioni familiari e personali piuttosto scontate (crisi di coppia, crisi della terza età, crisi di identità).
Solo la scena clou finale riscatta pagine un po’ scialbe e poco avvincenti con una circostanza il cui esito è imprevedibile.

Novella degli scacchi – Stefan Zweig

Amo i romanzi lunghi, ma ogni tanto mi imbatto in deliziose eccezioni, come questo; una via di mezzo fra il racconto e il romanzo breve.
Scritto con una prosa chiara e semplice, pur senza nulla cedere alla banalizzazione, mostra tutti i segni della narrazione affabulatoria, quella riservata generalmente ai grandi scrittori.
Ne è stato tratto un film nel 1960 e nei prossimi mesi è prevista l’uscita di una nuova edizione cinematografica.
Ricco di metafore umane e politiche, credo abbia ispirato in qualche modo La variante di Luneburg di Maurensig.

Scialomm Mussolini – Marina Collaci


Un gruppo di contadini e servette semianalfabeti pugliesi, guidati da un santone appena poco più istruito di loro, leggendo la Bibbia per proprio conto resta affascinato dalla scoperta degli ebrei, popolazione che ai loro occhi assurge a depositaria dell’antica e più pura essenza del messaggio di Gesù.
Convinti che gli ebrei siano ormai estinti, decidono di riesumarne la religione, e quando un emigrato italo-americano rivela loro che Europa e America ne sono piene, scrivono al rabbino di Roma per chiedere di essere circoncisi e convertiti.
Tutto bello, peccato che siamo nel 1938, anno delle leggi razziali che hanno condotto migliaia di ebrei italiani ai campi di concentramento nazista. Loro però, sono fedeli anche a Mussolini, che non mancano di onorare con le loro preghiere.
Divertente, ironico, colto. Ma soprattutto, e incredibilmente, ispirato a una storia vera.

Supereroi – Paolo Genovese

Nove decimi di banalità e un decimo, finale, di tragedia. Noia e tristezza, in altri termini.
Lo spunto, le altalenanti vicende di una coppia tra i venti e i quarant’anni, la determinazione nel restare insieme oltre l’ordinaria quotidianità che spegne i rapporti, sembrava interessante, invece…
Peccato, da Genovese mi aspettavo di più: oltre che regista è stato anche sceneggiatore di quel grandissimo film che è Perfetti sconosciuti.
Stavo per scrivere che sembra scritto per portarlo sullo schermo, poi ho scoperto che già è stato fatto. Probabile che il film sia migliore del libro.
Evitabilissimo, decisamente.

Lila – Robert M. Pirsig

Pirsig è famoso per Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, un best seller internazionale, anzi, un long seller visto che sono passati quasi cinquant’anni dalla pubblicazione e continua a vendere.

Lila ne è un po’ la continuazione e ne segue lo schema, che vede alternarsi la narrazione del viaggio con digressioni filosofiche profonde e interessanti. L’ambientazione è una barca a vela che discende un tratto del fiume Hudson, fatto che me lo rende interessante a prescindere.

In realtà la barca è solo un pretesto narrativo, il tema centrale è la definizione del concetto di qualità ma sono talmente tanti gli spunti di riflessione che il libro offre che andrebbe studiato più che letto.

Per ora mi sono accontentato di leggerlo, rimanendo decisamente estasiato di fronte a molte pagine. Se dovessi passare con la barca dalle parti della foce dell’Hudson, magari lo rileggo e lo studio a fondo!