Ottobrata francese

A Saint-Tropez
la gente si chiede perché
tu balli il twist
portando un vestito in lamé.

(P. di Capri, Saint-Tropez)

Guardando Roma dall’alto dell’Aventino o del Gianicolo lo sguardo abbraccia tutta la città, le mille cupole svettano sui palazzi ed i pini, insieme ai platani, chiazzano di verde il panorama. In questa stagione l’aria è generalmente molto tersa, non ha ancora il sapore frizzantino che acquisterà da qui a poco ma ha perso quella foschia che sfuma i contorni alla vista. E’ l’ottobrata romana, anche se il termine in origine si riferiva a feste e scampagnate che si facevano in questo periodo, favorite di certo dal buon clima. Questo mio ottobre, invece, è per mare, in una zona che per il mio modo di essere e di navigare è meglio evitare in estate; la Costa Azzurra, luogo dove alcuni sfoggiano le più grandi ricchezze del pianeta e molti altri trovano piacere ad osservarle, se non con invidia di certo con curiosità.
Non appartenendo nè alla prima nè alla seconda categoria ed avendo una discreta avversione per la mondanità, evito generalmente di incrociare queste acque, dove fra l’altro ho già navigato circa 25 anni fa, ed è un peccato, perchè è un tratto di mare molto bello. Stavolta ne approfitto visto che mi trovo da queste parti a stagione turistica ormai finita, una tempistica che ha oltre tutto il vantaggio di rendere accessibili per costo porti altrimenti infrequentabili per le mie tasche.
 

Temporale in arrivo

Ho lasciato Marsiglia col rammarico di non averla vista, volevo cercare a terra le atmosfere di Jean-Claude Izzo, lo scrittore scomparso prematuramente qualche anno fa, avrei voluto camminare per i vicoli attorno al Vieux Port ed assaporare, annusare, toccare con le mie mani quello che lui ha descritto con tanta maestria. Purtroppo il meteo mi ha costretto a passare 3 giorni all’ancora davanti a Point Rouge, sono andato a terra un paio di volte col tender con fatica per il forte vento e non me la sono sentita di abbandonare Piazza Grande per alcune ore per andare in centro. Peccato, ma sono stati 3 giorni di riposo e lettura, la stanchezza accumulata in questi mesi di navigazione comincia ad avere tempi lunghi di smaltimento. Quando il vento è finalmente calato mi sono spostato a Porquerolles, cercando tutt’altra atmosfera. E’ un parco nazionale, ci sono mille divieti, alcuni anche poco logici e che creano difficoltà al diportista, ma se penso ai divieti di certi parchi italiani, tipo quello di non ancorare sulla posidonia per non rovinarla ma valido solo di notte, allora mi convinco che sono divieti giusti, ad esempio quello di navigazione per navi più lunghe di 30 metri; da noi invece navi da crociera lunghe più di 300 transitano davanti Piazza San Marco a Venezia o fanno inchini che finiscono in tragedia. Arrivo nel tardo pomeriggio, mi metto all’ancora poco fuori dal porto, ridossato dal vento previsto per l’alba di domani ma col dubbio che il piccolo promontorio che mi protegge sia in grado di fermare il mare a dovere. C’è finalmente uno spicchio di sole, ne approfitto per fare un tuffo, l’acqua è limpidissima, trasparente, davvero invitante. Dopo il tramonto restiamo in 4 barche, fosse agosto sarebbero 400, mi gusto una birra in pozzetto osservando queste piccole 4 lucine brillare intorno a me.
 

Questo mi pare un divieto sacrosanto

La mattina, come temevo, l’onda è entrata nella baia, accendo il motore e in un attimo trovo riparo in porto. Ormeggio al quai d’accueil, il molo di attesa, con qualche difficoltà per il forte vento laterale, aiutato da un tizio in banchina perchè di ormeggiatori in giro nemmeno l’ombra. L’ufficio infatti è chiuso, è domenica e apre solo per un paio d’ore. Mettiti dove vuoi, poi domani registriamo i documenti e paghi, mi dice uno degli impiegati mentre sta abbassando la saracinesca. Almeno spero di aver capito bene perchè il mio francese è molto elementare e lui, come ogni buon francese, non parla inglese. C’è una lavanderia a gettoni, anche qui il francese è la sola lingua intellegibile malgrado la macchina sia di fabbricazione americana; metto il gettone e premo avvio col timore di aver scambiato le vaschette di detersivo e ammorbidente o aver lanciato il programma sbagliato. Tutto bene invece, in compenso sbaglio qualcosa sull’asciugatrice perchè dopo due cicli il bucato è ancora umido e tale resterà per 4 giorni a penzolare sottocoperta appeso a qualunque appiglio disponibile, conferendo al quadrato un’aria piuttosto spettrale. Nel pomeriggio, sotto un cielo cupo e piovigginoso, faccio due passi per la campagna attorno al paese, non c’è praticamente nessuno in giro, ritrovo il verde che un po’ mi mancava dopo tanto blu, i campi sono coltivati a vigna e ulivo, c’è una splendida atmosfera autunnale, in terra ogni tanto vedo qualche fungo la cui commestibilità non sono in grado di valutare, da un cespuglio salta fuori spaventato un bellissimo fagiano che per un attimo appanna la mia visione bucolica del posto trasportando la mia mente verso libagioni di cacciagione e porcini che purtroppo resteranno sogni. Poco più avanti c’è un vecchio mulino ormai in disuso, più su ancora i ruderi di una rocca, il panorama da lì è veramente superbo. Ridiscendendo passo fra le case, è domenica sera è molti stanno sbaraccando per tornare probabilmente in città, c’è un aria davvero di fine stagione, qualche turista dall’aria sperduta si rinserra nel suo giaccone, mi accorgo che ho addosso solo una felpa, torno in barca prima di beccarmi un raffreddore.
 

Campagna a Porquerolles

Sempre con l’occhio al meteo, decisamente avverso da un paio di settimane a questa parte, me ne vado a Port Cros, l’altra isoletta dell’arcipelago, un piccolissimo gioiello, un vero ricamo, 4 case davanti ad un pontile, ci sarebbe da prendere un gavitello, ma piove, non ho voglia di inzupparmi, do un’annusata poi mi cerco, non senza fatica per i soliti divieti, un posto dove ancorare. C’è una piccola baietta poco più avanti, do fondo un paio di volte prima che l’ancora agguanti a dovere la piccola chiazza di sabbia fra la posidonia, il posto buono me l’ha fregato una barca di francesi, sempre loro!, arrivata non più di 5 minuti prima di me. Me ne sto rintanato sottocoperta tutto il giorno, riparato dalla pioggia ma non dall’umidità, le mie articolazioni lanciano qualche segnale di protesta, ma come il bucato, anche loro dovranno attendere il sole per asciugarsi. Sono in giro da 5 mesi, non sono più un giovincello e le posture scomode che la vita di bordo impone alla lunga regalano qualche doloretto cui l’umidità non giova di certo; tutto ha un prezzo e questo lo pago volentieri. Supponendo di avere un numero finito di crediti da spendere, quelli delle mie ossa, del mio corpo, io me li spendo nel modo migliore, quello a me più consono, quello che più appaga la mia anima, cioè in mare. Di fronte a me un’altra isola, l’Ile du Levant, secondo il portolano per metà base militare e per metà riservata ai naturisti. La domanda sorge spontanea: ma le persone normali dove vanno? Qui tutto è stabilito ed incanalato, di certo l’ordine regna sovrano, ma la sensazione è quella di vivere a compartimenti stagni, il mare, quello per cui sacrifico i mei bonus reumatici, lo amo per l’impagabile sensazione di libertà che mi da, non per ritrovarmi ingabbiato fra boe che obbligano o proibiscono tutto. Mi consolo pensando che a stare qui in estate sarebbe un delirio totale, mi godo il silenzio e la pace, a sera arriva una piccola barca con a bordo un ragazzino col papà, mi salutano come si usa fra velisti, il bambino per primo, segno che certe buone abitudini si apprendono da piccoli; me ne vado a nanna sereno.
  

Saint-Tropez

Proseguendo il mio cammino verso est, verso casa, decido di fare tappa a Saint-Tropez, la regina della Côte d’Azur, il luogo consacrato da Brigitte Bardot a simbolo di eleganza e mondanità. Ricordavo un porto molto carino ed economico, per sicurezza mi sono informato via email prima di arrivare, i tempi evidentemente sono cambiati, dirotto quindi su Marines de Cogolines, 2 km più avanti, costa un terzo, non c’è storia. In realtà ero stato anche qui tanti anni fa, si tratta di due grandi marina molto ben gestiti, un dedalo di pontili sulla foce di un fiume che si dipana fra una sfilza interminabile di casette a schiera; non bello ma funzionale ed il centro a soli 10 minuti di autobus. Fra l’altro, dell’acqua fluviale ha il colore ma non  l’odore, non almeno quello del Tevere cui Piazza Grande tornerà presto. L’unica cosa a lasciarmi un po’ perplesso di questo posto è il fatto che abbiano collegato le trappe dei corpi morti al pontile, anzichè con una cimetta, con una pesante catena. Il risultato è che nel momento in cui si deve dar volta sulla galloccia di prua, a causa del peso della catena, si ha a che fare con una cima che tira in entrambe le direzioni, se c’è vento è piuttosto disagevole. Sia come sia, l’ormeggio viene condotto a termine, posso dedicarmi all’amico che ho preso a bordo venendo qui mentre ero attorniato da enormi nuvoloni carichi di pioggia che scaricavano ovunque tranne, fortunatamente, sopra di me; si tratta di un bel dentice di circa 3 chili che finisce degnamente la sua esistenza nel forno, c’entra di un soffio dopo che gli ho tolto la coda, una bottiglia di bianco ghiacciato preso a Marsala alla partenza lo annaffia a dovere.
  

Ville sul mare a saint-Tropez

Il paese di Saint-Tropez è delizioso ed offre angoli incredibili e pittoreschi fatti di casette affacciate sul mare, vecchi vicoli ma anche ville sfarzose che raramente scadono nel kitch ed hanno invece il sapore di una ricchezza antica che amava sì mostrarsi ma mostrarsi elegante. Il mito di BB sopravvive, all’interno dei negozi si vedono spesso suoi ritratti, le edicole vendono ristampe dei giornali patinati degli anni ’50 e ’60 dove le foto dell’attrice occupano l’intera copertina. Penso alle riviste di gossip di oggi, alle veline, alle attricette senza fascino che si danno per una comparsata e che per questo guadagnano gli onori del  giornalismo scandalistico e mi chiedo se è cambiato davvero qualcosa o si tratta del solitò gioco che fa l’età, quello di far apparire belle le cose di ieri solo perchè collegate alla propria giovinezza. Mi rispondo da solo ricordandomi che la Bardot già furoreggiava ed io non ero ancora nato, quindi forse sì, era un altro mondo, un altro modo di intendere la carriera cinematografica e la mondanità. Ma forse non è solo la stampa ad essersi involgarita, per le strade molti dandy dall’aria di periferia vestiti con le espadrillas da 100 euro che ho visto sulle vetrine del corso e per questo in diritto di assumere un’aria snob, parecchi russi in giro, comitive in visita alla ricchezza e felici per questo di spendere 20 euro per un panino ed una birra. Sono preda anch’io del salasso, malgrado mi sieda nel bar meno fichetto della città, pago una Coca Cola 4 euro; a Lagos, in Portogallo, la stessa bibita l’ho pagata 1 euro e 20, ma a differenza dei russi non ne sono affatto felice. Tutto qui ha prezzi folli, una frutteria vende i pomodori a 9,9 euro al chilo, un pantaloncino da uomo con disegnate delle ancorette 190 euro; carino, volevo prenderlo, ma mi tengo il mio costume di Decathlon pagato 5. Sia chiaro, ognuno è padrone di spendere i propri soldi come vuole, finchè c’è gente disposta a pagare i commercianti fanno bene a chiedere qualunque cifra, la cosa è comunque interessante da un punto di vista antropologico.
  

Otto il denticiotto

Lungo la banchina del porto vecchio sono ormeggiate alcune barche fra le più belle del mondo, imbarcazioni d’epoca di impareggiabile fattura, veri e propri stradivari del mare i cui legni luccicano come specchi, costantemente tirati a lucido da schiere di marinai instancabilmente all’opera. Alcune di esse sono famose, sulle poppe nomi che si leggono spesso sulle riviste di vela, vittoriose ai raduni di vele d’epoca, come Les Voiles, che si tiene proprio a Saint-Tropez .Poco più avanti tutt’altro genere di barche, enormi yacht a motore, sgraziati e massicci, pieni di orpelli costosi ed inutili alla navigazione, verniciati di colori forti e metallizzati, utili solo per chi vuole bere un drink in pozzetto osservato dallo struscio serale. In mare come in terra due modi diversi di intendere la ricchezza, non c’è dubbio che anche i proprietari dei velieri vogliano mostrarsi, ma, impossibile negarlo, lo fanno con tutt’altra classe. L’eleganza, in fondo, è soprattutto sobrietà, quando si sente l’esigenza di stupire con effetti speciali, la volgarità prende il sopravvento. Alcuni pittori espongono sul molo le loro opere, coppie di pensionati e famiglie con passeggini passeggiano con il gelato in mano, un uomo con una Aston Martin cabriolet fa salire una bionda chiaramente dell’est che si muove con passo sgraziato a causa di tacchi altissimi quanto inutili per la sua altezza, un francese con indosso una tunica di raso fa il trucco dell’indiano sospeso, nessuno lo guarda, per certe cose ci vuole le physique du rôle.
  

Ok, ragazzi, dite pure al vostro comandante che può stare tranquillo.

Tornando a bordo faccio due passi sui pontili di Cogolin, ci sono barche di tutti i tipi, una nautica più umana e meno mondana ma di certo non una nautica povera. Il cantiere del porto ha una dozzina di Swan, barche di serie fra le più costose del mondo, sull’invaso, molti gli operai al lavoro, si tratta di opera specializzati, non si mette uno Swan in mano a maestranze poco qualificate. La Costa Azzurra è uno dei centri mondiali della nautica di lusso, a Tolone, ad esempio ci sono bacini di carenaggio per i superyacht, quelli degli sceicchi del petrolio e dei banchieri russi, ma anche qui, dove le lunghezze fuori tutto sono di parecchie decine di metri inferiori, la cantieristica dà lavoro a migliaia di persone. E’ un tipo di nautica che non mi piace molto, mossa dalla ricerca del lusso più che dall’amore per il mare, ma ha il pregio di far girare l’economia senza per questo aver massacrato l’ambiente, non più che in Italia, almeno. Fa un po’ di rabbia pensare a come la visione sciocca della nautica che c’è da noi abbia impedito lo sviluppo di questo tipo di attività. Pensiamo a Fiumicino, è al centro del Mediterraneo, a 10 minuti da un aeroporto internazionale, a 40 da una città che offre tutto sia turisticamente che commercialmente, perchè non ha un grande porto per ospitare le tante barche che svernano nel Mare Nostrum bensì tanti piccoli pontili affidati spesso a maneggioni e trafficoni vari? Per non rovinare l’ambiente, dice qualcuno, con grossi impianti portuali. A me pare che il Tevere, con la sua foce, sia il fiume messo peggio fra i tanti che ho visto e navigato quest’anno, ma meglio non pensarci sennò salgono rabbia e tristezza.
 

Menton, quasi Italia

Quando lascio il golfo di Saint-Tropez c’è una portaerei poco al largo, è praticamente sulla mia direttrice, cerco di non avvicinarmi troppo ma non vorrei neppure andare fuori rotta. Evidentemente il mio proposito non è bastato, un grosso gommone nero mi punta, a bordo due ragazzi poco più che ventenni, quello seduto a prua imbraccia un mitra, mi girano da un lato e fanno per raggiungermi da poppa. Gli indico il filo della traina, quello al timone ha un sussulto, poi toglie immediatamente il gas. A cenni gli faccio intendere di aspettare che recuperi la lenza, poi gli do l’ok per accostarsi, praticamente sto dando ordini alla marina militare francese, mi diverte questa cosa. Cortesissimi mi pregano allontanarmi perchè c’è un’esercitazione in corso, mi scuso e accosto 20 gradi a sinistra, ci salutiamo, poi ognuno se ne va per la sua strada. La mia porta a Menton, sono curioso di dare uno sguardo a questo paese di confine, un po’ Francia, un po’ Italia, molta Liguria, anche nella lingua, il mentonasco, che suona un po’ ligure, appunto, un po’ credo occitano. E’ come me l’aspettavo, molto turistico ma piuttosto gradevole nell’architettura. Per strada praticamente solo italiani, è sabato e immagino che molti siano qui per il fine settimana, invogliati sicuramente dalla temperatura decisamente alta per la stagione. E’ l’ultima tappa di questa mia ottobrata francese, tra un paio di giorni arriverà un maestrale di quelli terrificanti, le previsioni parlano di Forza 9 sul Golfo del Leone, sulla Corsica e sulla Sardegna, meglio trovarsi un posto sicuro dove restare rintanato fino a che la buriana passi. Alzo le vele e mi metto in rotta, ho una notte di navigazione davanti, il vento è leggero e Piazza Grande avanza a non più di 4 nodi, sufficienti per raggiungere il rifugio che ho scelto prima che arrivi la tempesta.

9 pensieri su “Ottobrata francese

  1. Con un velo di malinconia, perché con il tuo rientro ormai si conferma la fine della stagione, ho letto il bel racconto di quei posti che anch'io credevo troppo snob per apprezzare; alla fine sono gli umani, purtroppo, che riescono persino ad influenzare i luoghi. Buon vento, della giusta e gradita intensità, Capitano.

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  2. Porquerolles fuori stagione, chissà che pace! Giusto per farsi venire un po' più di rabbia nel confronto tra la gestione della nautica in Italietta e in Francia, aggiungo un dettaglio: prezzi per un 10 m, notte ad Antibes due anni fa, capodanno, 14,45€; notte a Cannes Vieux Port centralissimo, 25 aprile di quest'anno, 13,90€ (tutt'ora fatico a crederci, non avessi tenuto la ricevuta…), sempre ovviamente, acqua e corrente comprese! Hanno mille difetti, ma sulla gestione del turismo nautico niente da dire!

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  3. Non solo i francesi, Simone, anche in Spagna e Portogallo i porti funzionano 100 volte meglio e costano un terzo. Alla prossima, visto che a questo giro ci siamo purtroppo mancati per un soffio…. di vento! 🙂

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  4. Ciao Luciano, è sempre un piacere.Una domanda al volo; girando per varie nazioni come ti regoli ogni volta per le previsioni meteo?Grazie in anticipo per le risposte e buon vento!Fabrizio

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  5. Ciao Fabrizio, uso molto i Grib e Passage Weather, poi a seconda del paese dove mi trovo consulto sempre un sito locale, ce ne sono di ottimi un po' dappertutto, per la Grecia Poseidon, per la Spagna Aemet, per ma Francia Meteo France.

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