L’era del singolo – Francesca Rigotti

Il concetto di individuo presenta una discreta ambivalenza: da un lato, quando si è affermato ha implicitamente dato il suo impulso alla determinazione dei diritti dell’essere umano in quanto tale. Sembra scontato, oggi, ma quello della responsabilità penale individuale è un principio giuridico relativamente recente: si pensi alle legislazioni su base etnica o religiosa che si sono avute nel corso della Storia e che imputavano le colpe collettivamente.

Dall’altro lato, negli ultimi decenni tale concetto si è esasperato al punto da smarcare, secondo l’autrice, l’essere umano dal consesso sociale in cui è inserito, creando di fatto una società, più che di individui, di monadi che operano ciascuno per il proprio fine e non organicamente tutti insieme.

Difficile darle torto: sia leggendo questo libro che semplicemente guardando le trasformazioni avvenute nella società e nel nostro modo di vivere. L’individuo è esaltato per la sua unicità e ritenuto meritevole (dal marketing, in primis) di qualcosa di speciale, creato esclusivamente per lui: si pensi al personal trainer, al private banking, alle diete personalizzate, ecc. Nulla viene più pensato e organizzato in modo collettivo.

Sicuramente Internet ha dato una grossa mano al processo nel momento in cui ha inserito l’individuo in una rete relazionale in cui ciascuno di noi rappresenta il centro, il fulcro unico centrale da cui tutto il resto arriva o si dipana. E quest’esaltazione dell’individuo si è affermata un po’ ovunque, politica compresa dove ai partiti si sono sostituiti i personalismi di grandi e piccoli leader le cui organizzazioni si chiamano spesso con il loro stesso nome, riportato anche sul simbolo.

Ormai siamo convinti che tutto ciò che ci riguarda sia nelle nostre mani, che siamo gli artefici unici del nostro destino, che se ci impegniamo come si deve la vita ci darà quello che certamente meritiamo. L’altra faccia della medaglia è la frustrazione doppia in caso di insuccesso: al dolore del fallimento si aggiunge il senso di colpa di non sentirsi all’altezza.

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